Tag: Corsi Allenatori

Rugby League, si chiude un 2017 formidabile e non solo per la Coppa del Mondo

Volge al termine un anno di crescita per il rugby league italiano. E non solo per la partecipazione della Nazionale alla Rugby League World Cup 2017: nel corso dell’anno ci sono state tante “prime volte”, a livello sia di squadra che di giocatori, e si è registrata una crescita dell’interesse attorno ai colori azzurri e al rugby a XIII. 

Foto Antonella Principato / FIRL

nuove nazionali, una famiglia

Tra le tappe fondamentali, la nascita e lo sviluppo di 2 nuove squadre nazionali. L’Italia femminile ha infatti vissuto il suo esordio nel test rugby league con la sfida al Libano lo scorso 25 febbraio. In una storia tournée completata poi in giugno dalla trasferta della nazionale maschile, le azzurre si sono aggiudicate la sfida di Beirut con un perentorio 0-22, guadagnandosi una posizione di prestigio nel nuovissimo ranking internazionale Women’s Rugby League

Oltre alle azzurre – che usufruiscono ora di una pagina FB loro esclusivamente dedicata e sono scese in campo in una sfida rappresentativa il 5 giugno a Manta (Cuneo) – nel 2017 della F.I.R.L. ha visto la luce la nazionale italiana rugby league in carrozzina. Disciplina in crescita la cui Coppa del Mondo, organizzata quest’anno dalla Francia, ha rappresentato lo scenario ideale per la nuova Italia.


l’italia wheelchair in semifinale mondiale

Grazie agli sforzi di un tecnico navigato come Robert Fassoletteuno dei creatori di questa variante del league, da sempre sensibili alle esigenze ed esperienze della disabilità nello sport – l’Italia Wheelchair ha portato a casa l’amichevole con la Spagna il 18 luglio in un tiratissimo 30-32, per poi ripetersi due giorni dopo contro la Scozia (6-110) e di nuovo al cospetto degli spagnoli (39-68). 

Storico anche il successo sul Galles (108-24), prima del ko contro la formidabile Francia padrona di casa nella semifinale del torneo il 25 luglio ad Albi. 
Il 58-45 dell’Australia nella finalina per il terzo posto non macchiava né cancellava l’exploit dell’Italia alla sua prima manifestazione iridata in una disciplina divertente e stimolante sia per il suo gameplay (uso del pallone ovale, set, mete, trasformazioni e intensità) che per la sua capacità di mettere assieme gli sforzi di diversamente abili e normodotati. Citando le parole del CT Fassolette

La cosa bella del Wchair RL è che è uno sport aperto, giocato sia da normodati che da disabili. Gli atleti normodotati accettano solamente di “fare un passo” verso i loro colleghi disabili, dovendo restare legati alla carrozzina (grembo, ginocchia e caviglie). È il modo migliore per facilitare e favorire la comprensione reciproca tra normodati e disabili. In generale, la società cerca di facilitare le persone colpite da disabilità ed è una cosa buona, ma solo una delle possibilità. Il Wheelchair Rugby League offre un’altra dimensione: apre il mondo del disabile agli altri. Dice: proviamo a porci nel punto di vista dell’altro. 

Attualmente, la federazione sta portando avanti diversi progetti legati alla diffusione del Wheelchair Rugby League nella penisola ed è alla ricerca di collaboratori tra i tecnici degli sport per disabili. Posta l’importanza dell’attività internazionale, sarà fondamentale nel 2018 radicare la disciplina in seno magari alle polisportive e a chi già pratica questi sport (basket in carrozzina, ecc.). 


Il league è (anche) donna

Nell’anno solare 2017 più di 150 atlete hanno calcato i campi di rugby league e ci si aspetta che molte altre si uniscano a rimpolpare i ranghi in vista della stagione 2018. 

Oltre all’esordio ufficiale a livello di test rugby league, l’attività del league “in rosa” ha visto l’organizzazione di numerosi stage sul territorio, a nord come a sud. Occasioni di crescita per le ragazzi, i concentramenti hanno messo a loro disposizione tecnici certificati e qualificati Rugby League European Federation (RLEF).

Tutto l’entusiasmo dell’esordio azzurro nelle parole della giocatrice Virginia Pinarello:  

La partita in Libano è stata proprio bella da giocare. Una prova che abbiamo superato molto bene, aiutandoci l’una con l’altra anche perché per la maggior parte di noi era la prima vera e propria partita ufficiale in questo codice: molte di noi giocano di solito a rugby union o nel 7s in Coppa Italia. Ad ogni modo, abbiamo vinto addirittura 0-22 in trasferta, con un’ottima difesa ma ti dico la verità avremmo potuto fare più punti e siamo state frenate dall’inesperienza. Nel primo tempo il nostro gioco è stato un po’ confusionario, con sprazzi di singoli come il capitano Valentina Virgili [nazionale ‘dual code’, ndr] per poi andare a mettere ordine in seguito. Con un gioco più pulito e ordinato, non più basato solo sul punto d’incontro ma con palloni più veloci ai tre quarti.

Un 2018 ricco di eventi attende l’Italia League femminile: tour all’estero nelle nazioni roccheforti di questo sport, passando per un’intensificazione degli stage sul territorio per qualità, frequenza e numero di partecipanti, con sguardo sul breve (amichevoli e test match) e lungo termine (Coppa del Mondo).
In particolare, l’obiettivo della qualificazione alla Women’s Rugby League World Cup può e deve diventare una priorità per le azzurre e il loro staff. 


il rimpianto libanese, la scorpacciata di manta

Foto © SportsCode-Images

Oltre alla nascita e al consolidamento delle selezioni seniores femminile e Wheelchair, il 2017 è stato un anno interessantissimo per la nazionale senior, impegnata in partite ufficiali sanzionate dalla Rugby League International Federation (RLIF) in Europa e in Australia/Oceania

Messa in ghiaccio la qualificazione nello spareggio playoff con la Russia a fine 2016, l’Italia League ha affrontato nel 2017 un’ostica trasferta in Libano, per un test giocato sotto domestic quota rule. Al cospetto di una squadra in crescita e nonostante il fattore campo, l’Italia ha venduto cara la pelle il 3 giugno alla Universite Libanais di Beirut, cedendo ai Cedars solo 6-4 dopo l’annullamento molto discusso di una meta finale.

Guidata sul campo da Mirco Bergamasconazionale ‘dual code’ che ai caps internazionali raccolti nel rugby union sta unendo ora un nuovo percorso nel league –oltre che da veterani come Matthew Sands, Gioele Celerino, Emanuele Passera e Giuseppe Pagani, l’Italia si distingueva sul campo per applicazione difensiva e caparbietà nella tenuta del campo. 

© SportsCode

Un weekend dopo, lo splendido scenario di Manta – casa dei Saluzzo North West Roosters, club italiano che partecipa grazie all’accordo tra F.I.R.L. e FFRXIII ai campionati francesi – accoglieva le nazionali di Italia e Spagna, dopo una sfida di league femminile e lo stesso match tra Azzurri e XIII del Toro a livello under 21.

Grazie al piede perfetto di Bergamasco (13 su 14 dalla piazzola, record personale di 26 punti) e a una prova maiuscola come collettivo e individualità, il XIII italiano piegava in quell’occasione una Spagna che si era arresa solo alla forte Irlanda nelle precedenti qualificazioni iridate


L’abbraccio degli italiani al marconi

In una data storica per lo sport italiano nel mondo, la Nazionale concludeva la preparazione alla Rugby League World Cup 2017 ricevendo l’abbraccio del Club Marconi (Bossley Park, Sydney). Non un luogo qualsiasi ma uno dei simboli – se non il simbolo – dello sport e della cultura italiana nel mondo

Fondato nel 1956 da 106 soci italiani e intitolato al celebre scienziato e inventore Guglielmo Marconi, il club ha visto italiani e italo-australiani eccellere nello sport e soprattutto nel calcio.
All’attività degli Stallions, attuale denominazione della società di calcio che ora milita in National Premier Leagues NSW 2 ma vanta in bacheca numerosi titoli nazionali nell’era pre A-League,  si affianca da tempo quella del rugby league e l’8 ottobre il test tra Italia e Malta ha celebrato proprio l’identità italiana

Con in campo alcuni dei prospetti più interessanti tra coloro che militano nelle giovanili dei campionati australiani e gli stessi Bergamasco, Passera, Pagani e Giorgis, un’Italia capitanata da Celerino strappava un’importante pareggio 24-24 a Malta, attuale 19/a forza del ranking mondiale. 


tigers italiani

Nel corso del 2017, 3 atleti italiani – Gioele Celerino (Saluzzo NWR), Edoardo Pezzano (Spartans XIII Catania) e Simone Boscolo (Leoni Veneti) si sono trasferiti a Tully in Australia, per disputare i campionati del Cairns District con la maglia dei Tully Tigers

Tale opportunità è stata offerta ai ragazzi grazie ai contatti e alla rete di collaboratori della FIRL e alla comunità italiana del North Queensland. La fiducia riposta in Gioele, Edoardo e Simone è stata ampiamente ripagata e i ragazzi sono stati dei perfetti ambasciatori del rugby league italiano, per comportamento dentro e fuori dal campo

Lavoro nelle farm di giorno, allenamenti e partite la sera, con ottimi risultati: Celerino ha vinto più volte il premio di Man of the Match con la prima squadra dei Tigers, mentre Pezzano e Boscolo si sono distinti aiutando il team a vincere il campionato di Seconda Divisione. 

Successivamente i giocatori – da tempo nel giro della Nazionale – sono scesi in campo in diverse sfide di prestigio nel rugby league internazionale e rappresentativo, accumulando un’esperienza che darà linfa vitale e competenze nuove al gioco sul territorio italiano. 


l’avventura alla rlwc

Il caldo del North Queensland, dove primavera vuol dire estate e ci si allena sotto sole e 35 gradi, ha accolto gli sforzi dell’Italia League nella Coppa del Mondo 2017

Alla seconda partecipazione consecutiva dopo quella del 2013, la Nazionale si è presentata ai nastri di partenza iridati con un mix di veterani (Minichiello, Riethmuller, Santi, Celerino, ecc.) ed elementi reduci da stagioni stellari nella NRL (Tedesco, Vaughan, Brown, Alvaro, ecc.). 

Photo: Keegan Carroll / NRLPhotos.com

Ottimo l’impatto nel rapporto con la comunità italo-australiana locale (molti i tricolori di Barrow Park, casa dei Northern Pride, piacevole l’abbraccio di Ingham), nonostante lo scivolone all’esordio contro l’Irlanda (32-12). Particolarmente penalizzata dall’assenza del suo cervello e regista Campese e dall’infortunio del giovane Johns a gara in corso, il XIII azzurro si inchinava all’organizzazione di una formazione irlandese comunque ricca di talento e sapientemente ispirata da Liam Finn sul campo e Mark Aston alla guida tecnica. 

Photo Courtesy of NRL Photos

A Townsville, nel secondo impegno, un’Italia finalmente più tenace e risoluta straripava sugli USA (46-0, successo secondo in stagione solo a quello sulla Spagna per scarto inflitto agli avversari) rimettendo in piedi il discorso qualificazione. 

Finalmente recuperato Campese e trovate motivazioni data le aperte chance di qualificazione ai quarti, gli azzurri lottavano poi a Canberra (ACT) tenendo botta nel primo tempo contro le Fiji, una delle nazionali più ostiche del torneo come confermato dalla successiva affermazione sulla Nuova Zelanda ai quarti). 

Canberra, Australia – November 10 : Rugby League World Cup – Italy V Fiji
Photo: Keegan Carroll / NRLPhotos.com

Dopo una prima frazione giocata ad armi pari nonostante il talento e la fisicità di Jarryd Hayne e compagni, l’Italia cedeva poi nella ripresa salutando la Coppa del Mondo a testa alta. Alla fine, è mancato solo l’esordio (quei 32 punti incassati dall’Irlanda rimarranno a lungo nella mente e nei rimpianti dei giocatori…) in un torneo chiuso in crescendo


sul territorio

Oltre ai vari stage, organizzati sia per i giocatori di interesse nazionale che per under, l’attività sul territorio italiano ha visto un campionato italiano giocato in estate e dominato da XIII del Ducato (girone nord) e Spartans Catania (girone sud). 

Particolarmente attesa la finale, posticipata al 4 febbraio 2018 a causa dell’impegno iridato.

Nella finalissima, i catanesi cercheranno il loro primo titolo nazionale, che sarebbe la ciliegina sulla torta dopo una crescita ragguardevole anno dopo anno e la produzione di diversi atleti poi giunti a rappresentare l’Italia nel league internazionale. 

Il XIII del Ducato, espressione di una delle roccheforti del XIII italiano, vanta in bacheca numerosi scudetti e ha festeggiato la vittoria del raggruppamento nord Italia piegando i Leoni Veneti

Sempre sul piano dello sviluppo domestico, da menzionare l’attività dei Saluzzo NWR, club passato definitivamente dal rugby union al rugby league e ora impegnato nella campionato francese Provence-Alpes-Côte d’Azur (PACA) –National Division 2 grazie agli sforzi della dirigenza e all’accordo di FIRL e federazione transalpina. 

Non pochi giocatori della Piuma hanno ottenuto grazie alle prestazioni sul campo convocazioni in azzurro

Per gentile concessione Ufficio Stampa Saluzzo NWR

Risale al 25 marzo lo storico 26-16 al Saint-Martin 2, prima vittoria nel campionato PACA; successivamente il club ha ospitato la sfida alla Spagna per poi prepararsi alla nuova stagione francese dando continuità all’esposizione internazionale e turistica di Saluzzo, Manta e di tutta l’area circostante. 

Nella stagione 2016-2017, i Roosters si sono tolti la soddisfazione di qualificarsi ai playoff e soprattutto di esordire in Coupe de France, una delle competizioni più antiche e prestigiose d’Europa. 

Per gentile concessione © Saluzzo NWR

prestigiosi traguardi

In aggiunta a questa attività, è stato un 2017 da ricordare sul piano dei riconoscimenti internazionale. L’Italia è diventata infatti Full Member della Rugby League European Federation (RLEF) prima e della Rugby League International Federation (RLIF). 

Due riconoscimenti di sostanza oltre che di forma, a premiare il lavoro svolto negli anni e il rispetto di certi standard

© SportsCode

«Per noi diventare Full Member era un passo fondamentale e siamo molto contenti che ci ci sia stata data l’opportunità di confrontarci con tutte le federazioni mondiali – commenta Orazio D’Arrò, presidente della FIRLaver avuto poi l’unanimità di voto, poi, è un aspetto che non può che farci molto piacere. Ora, per l’Italia e la FIRL, è veramente arrivato il momento di fare quel salto in avanti che tutti ci aspettiamo e per cui stiamo lavorando da almeno 10 anni».

Tali standard sono stati mantenuti e migliorati anche sul campo della formazione: un aspetto importantissimo se si vuole fare il salto di qualità e sviluppare seriamente un nuovo sport.  

 

Sono stati svolti diversi Corsi per Allenatori e Arbitri, tutti tenuti da tecnici e formatori qualificati. In particolare, nel 2017 le sedi di Abbiategrasso, Saluzzo e Catania hanno ospitato queste iniziative, volte alla formazione di una nuova classe di coach e arbitri.

Fiore all’occhiello dell’attività le giornate di formazione svolte dal 20 al 26 settembre presso gli impianti dell’Amatori Catania
Nel dettaglio, due le figure di riferimento, inviate dalla RLEF in Italia per gestire e sovraintendere le lezioni. Ha introdotto e guidato il lavoro dei tecnici l’inglese Martin Crick (General Manager of Coaches Education and Formation della RLEF), mentre il compatriota Danny Mc Neice, suo omologo a livello coi Match Officials, ha sovrainteso al lavoro del gruppo arbitrale. 

 

In particolare, la federazione italiana svolge un ruolo di primo piano nella formazione di allenatori e direttori di gara nell’area del mediterraneo, guidando corsisti e tecnici dei movimenti di Spagna e Grecia

Fondamentale, prima dopo e durante le attività, la presenza e la guida dei nostri Tiziano Franchini (vice-presidente FIRL e ct dell’Italia League femminile) e Guido Bonatti(Rappresentante Arbitri nel Consiglio Federale). 

Tanti e di diversa provenienza i corsisti: Catania ha ospitato la voglia di formazione e aggiornamento di coach e arbitri provenienti delle federazioni e dai club di Italia (Salvo Pezzano, Tino Magrì), SpagnaGrecia e Svezia.
Un gruppo variegato, con l’Italia capofila della zona mediterranea; un modo di e per scambiarsi pareri, esperienze, dati e punti di vista. 

«Questo corso – racconta Franchini – fa parte del progetto della RLEF di alzare il livello di formazione sia della classe arbitrale che degli allenatori, in ogni singola nazione europea affiliata alla RLEF. Questo corso di Catania è parte di un sistema di sviluppo della formazione tecnica dell’organo europeo del rugby league, iniziato nel 2016 e che si concluderà nel 2018 con altre attività di approfondimento tecnico/formativo». 

[…]

Tale progetto si chiama TEP e ha l’obiettivo, attraverso il sistema CATO, di alzare il livello della preparazione tecnica della classe degli allenatori e degli arbitri di tutto il Vecchio Continente. 
Ma cosa è il CATO? L’acronimo si forma dalle parole inglesi ConsolidateApplicationTeamObserve
L’urgenza è dunque consolidare le conoscenza acquisite nella formazione di primo livello, applicare concetti e metodologie, lavorare come e sulla squadra e ovviamente osservare

Una formazione continua e non a compartimenti stagni: «Per migliorare le conoscenze degli allenatori e degli arbitri è necessario che la formazione sia continua. Ma non solo quella teorica ma anche quella pratica.  Per esempio, se un candidato ottiene la qualifica di allenatori di primo livello, ma non pratica e non viene seguito nel suo percorso di ‘facilitatore’ (tecnico che facilita cioè l’apprendimento della pratica del rugby league in tutti i suoi movimenti sia tecnici che tattici) da personale qualificato, questo soggetto rischierà di perdersi mancando un’occasione di crescita consona alle proprie capacità». 

La formazione è una cosa seria:  «Per alzare il livello del league domestico serve avere una classe tecnica – allenatori e arbitri – ‘preparata’ con una metodologia unitaria e con principi corretti e solidi; bisogna evitare l’improvvisazione, la scarsa preparazione, l’approssimazione, cose che possono solamente partorire una formazione errata e/o inconsistente. È necessario che il movimento cresca parallelamente con la crescita di coach e direttori di gara. Noi educatori lavoriamo per questo».

«Allenare è un ruolo complesso – avverte Tiziano – che non deve essere preso sottogamba, perché si lavora con e su un gruppo di persone. L’allenatore deve trasmettere e insegnare una disciplina sportiva e per ottenere le migliori performance dai propri giocatori deve essere altamente competente. Deve sapere quello che fa e non ‘arrangiarsi’. Deve mettersi in gioco. Come FIRL, vogliamo formare allenatori in grado di insegnare, allenare e diffondere il rugby league nella maniera più efficace ed appropriata possibile. Tutto ciò è indispensabile, se si vuole alzare le competenze dei giocatori e di conseguenza il livello dell’attività domestica». 

 


Published 29/12/2017 by Matteo Portoghese – FIRL Social Media Officer 

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Quando la formazione è tutto

È proprio vero che, come si diceva una volta, gli esami non finiscono mai

Lo sa la Rugby League European Federation, che ha organizzato e tenuto a Cataniacapitale del rugby a 13 del Sud Italia – il Corso Allenatori e Arbitri di 2° livello. Uno step importante, questo, per andare avanti e come individui e come gruppi di lavoro: saper andare oltre alle basi, alla conoscenza delle regole di questo sport e di come trasmetterle, saper gestire una partita, confrontandosi anche psicologicamente con gli altri ‘attanti’ in gioco, siano essi arbitri, allenatori e giocatori avversari. 

Foto © Antonella Principato / FIRL

Nel dettaglio, due le figure di riferimento, inviate dalla RLEF in Italia per gestire e sovraintendere le lezioni. Ha introdotto e guidato il lavoro dei tecnici l’inglese Martin Crick (General Manager of Coaches Education and Formation della RLEF), mentre il compatriota Danny Mc Neice, suo omologo a livello coi Match Officials, ha sovrainteso al lavoro del gruppo arbitrale. 

Fondamentale, prima dopo e durante le attività, la presenza e la guida dei nostri Tiziano Franchini (vice-presidente FIRL e ct dell’Italia League femminile) e Guido Bonatti (Rappresentante Arbitri nel Consiglio Federale). 

Tanti e di diversa provenienza i corsisti: Catania ha ospitato la voglia di formazione e aggiornamento di coach e arbitri provenienti delle federazioni e dai club di Italia (Salvo Pezzano, Tino Magrì), Spagna, Grecia e Svezia.
Un gruppo variegato, con l’Italia capofila della zona mediterranea; un modo di e per scambiarsi pareri, esperienze, dati e punti di vista. 

«Questo corso – racconta Franchini – fa parte del progetto della RLEF di alzare il livello di formazione sia della classe arbitrale che degli allenatori, in ogni singola nazione europea affiliata alla RLEF. Questo corso di Catania è parte di un sistema di sviluppo della formazione tecnica dell’organo europeo del rugby league, iniziato nel 2016 e che si concluderà nel 2018 con altre attività di approfondimento tecnico/formativo». 

Foto © Antonella Principato / FIRL

Tale progetto si chiama TEP e ha l’obiettivo, attraverso il sistema CATO, di alzare il livello della preparazione tecnica della classe degli allenatori e degli arbitri di tutto il Vecchio Continente. 
Ma cosa è il CATO? L’acronimo si forma dalle parole inglesi ConsolidateApplicationTeamObserve
L’urgenza è dunque consolidare le conoscenza acquisite nella formazione di primo livello, applicare concetti e metodologie, lavorare come e sulla squadra e ovviamente osservare

Il CATO si articola in 4 passaggi: 

  • 1/a parte: ottenimento della licenza di allenatore di primo livello
  • 2/a parte: adempimenti per affinare le proprie conoscenze.
  • 3/a parte: una volta completati gli impegni richiesti si procede con la formazione di secondo livello
  • 4/a parte: adempimenti per affinare le proprie conoscenze di allenatore di secondo livello.

«Una volta completato questo percorso – continua il tecnico dell’Italia League femminilel’allenatore viene inserito in un contesto d’élite europea con la facoltà di approfondire le proprie conoscenze con realtà professionistiche inglesi». 
Una formazione continua e non a compartimenti stagni: «Per migliorare le conoscenze degli allenatori e degli arbitri è necessario che la formazione sia continua. Ma non solo quella teorica ma anche quella pratica.  Per esempio, se un candidato ottiene la qualifica di allenatori di primo livello, ma non pratica e non viene seguito nel suo percorso di ‘facilitatore’ (tecnico che facilita cioè l’apprendimento della pratica del rugby league in tutti i suoi movimenti sia tecnici che tattici) da personale qualificato, questo soggetto rischierà di perdersi mancando un’occasione di crescita consona alle proprie capacità». 

Da parte di Franchini – azzurro sul campo da giocatore e ora n. 2 federale – arriva un netto no alla faciloneria, a chi si improvvisa.
La formazione è una cosa seria:  «Per alzare il livello del league domestico serve avere una classe tecnica – allenatori e arbitri – ‘preparata’ con una metodologia unitaria e con principi corretti e solidi; bisogna evitare l’improvvisazione, la scarsa preparazione, l’approssimazione, cose che possono solamente partorire una formazione errata e/o inconsistente. È necessario che il movimento cresca parallelamente con la crescita di coach e direttori di gara. Noi educatori lavoriamo per questo».

Foto © Antonella Principato / FIRL

La federazione europea ha concesso al rugby league tricolore il ruolo di capogruppo dell’area Sud Europa/Mediterraneo, avendo tecnici, arbitri e formatori FIRL partecipato già negli anni (dal 2009/2010) ai primi corsi di sviluppo tecnico RLEF e RFL (Inghilterra), avendo poi col tempo e sul campo  acquisito le capacità di formare anche altre nazioni e federazioni. 

È importante cementare le sinergie tra allenatori e arbitri e in queste giornate siciliane si è operato anche e soprattutto in questa direzione. Coach e direttori di gara hanno lavorato congiuntamente, analizzando assieme alcune fasi di gioco per migliorare la propria conoscenza e acquisire un punto di vista ‘altro’ rispetto ai tradizionali ruoli

«Allenare è un ruolo complesso – avverte Tizianoche non deve essere preso sottogamba, perché si lavora con e su un gruppo di persone. L’allenatore deve trasmettere e insegnare una disciplina sportiva e per ottenere le migliori performance dai propri giocatori deve essere altamente competente. Deve sapere quello che fa e non ‘arrangiarsi’. Deve mettersi in gioco. Come FIRL, vogliamo formare allenatori in grado di insegnare, allenare e diffondere il rugby league nella maniera più efficace ed appropriata possibile. Tutto ciò è indispensabile, se si vuole alzare le competenze dei giocatori e di conseguenza il livello dell’attività domestica». 

Foto © Antonella Principato / FIRL

Una squadra arbitrale cosmopolita quella accorsa al Campo Benito Paolone: Raj Shah (Svezia), Andrew Pilkington e Tony Palacios (Spagna), Jim Minadakis, George Stilianos e Aris Dardamanis (Grecia), assieme allo stesso Bonatti e diversi arbitri italiani di 1° livello. 

«Contesto e approccio interessantissimi – ricorda in n. 1 dei fischietti italiani – specie perché s’è insistito tanto sulla gestione delle situazioni. Per esempio su come arrivare alla partita e condurla nel miglior modo possibile. È un focus che inizia da presto, tutti i giorni della settimana: abbiamo ragionato su come ci si deve allenare se si arbitra nel weekend, come distribuire l’attività, destreggiarsi con lavoro e vita privata. Bisogna essere più preparati possibile e poi capire la situazione che si sta verificando in campo e come gestirla».  

Accento posto non tanto sulle regole del rugby league – già parte dei corsi arbitrali di 1° livello – ma sullo step successivo: il salto di qualità è «capire che rapporto c’è o ci può essere coi giocatori, interagire con gli allenatori per venirsi incontro e, magari, afferrare l’uno il punto di vista dell’arbitro. Scopo di chi dirige una partita – chiarisce ancora Guido – è  seguire la partita nei suoi sviluppi, essere pronti se c’è uno strappo, cambiare il modo di correre, ecc». 

Sia coach che direttori di gara si sono cimentati, dopo l’approccio teorico e pratico (slides, simulazione contesti di gioco, ecc.) coi formatori inglesi, in un lavoro d’équipe, ponendo poi sé stessi sul piano dell’insegnante/istruttore: ognuno dei corsisti ha preparato un argomento, illustrandolo ai colleghi. 
Un modus operandi ben lontano dalla vecchia didattica frontale e a senso unico, un approccio utile a consolidare quanto appreso negli anni e nei corsi precedenti. 

 

«Ruck, zona placcaggio e play the ball sono, dal mio punto di vista, le zone più delicate. Ma è proprio quipropone ancora Bonatti – che serve collaborino arbitri e tecnici. Vedere noi cosa si aspettano i coach in questo o quel caso, e viceversa. L’ottica è unica, lo scopo è mettere i giocatori nelle condizioni migliori per giocare a rugby league, non ‘fregare’ l’avversario o l’arbitro». 

Il TEP è un piano triennale, investimento da 723 mila €.
Finanziato per 466 mila € dall’Unione Europea attraverso il progetto Erasmus+ e da Rugby League International Federation (RLIF) e 5 federazioni per il rimanente, il progetto divide l’area europea in 6 gruppi ‘regionali’ puntando, sul breve e lungo periodo attraverso formazione e mentoring, a migliorare la qualità del rugby league dell’Emisfero Nord e a spingerne lo sviluppo. 

Sia alla base che a un livello più avanzato, i giorni di Catania hanno confermato che quando si opera con competenza e ci si affida a professionisti la direzione presa non può essere che quella della crescita.
E che non ci si improvvisa mai, nello sport come nel lavoro. 

Published 28/09/2017 by Matteo Portoghese – FIRL Social Media Officer 


Read in EnglishRugby league level 2 coaching and match official courses held in Sicily [by the RLEF MEDIA DEPARTMENT]


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Rugby League – Una settimana a Catania all’insegna della formazione

In accordo con la RLEF (Rugby League European Federation) la FIRL (Federazione Italiana Rugby League) organizza un corso allenatori di 2° livello e arbitri

La Rugby League European Federation – RLEF – in accordo con la Federazione Italiana di Rugby League ha strutturato un corso arbitri ed allenatori a Catania e più precisamente dal 20 al 26 settembre – presso gli impianti dell’Amatori Catania, dalle 9.00 alle 18.00.

Questo momento di formazione si inserisce nel progetto europeo che ha come obiettivo l’innalzamento tecnico del Rugby a XIII.
L’Italia del league, in questo caso – grazie all’esperienza accumulata negli ultimi anni – fa da capofila del gruppo “mediterraneo”, con Grecia e Spagna.

Parteciperanno al meeting catanese ben 20 persone – 10 allenatori e 10 arbitri – provenienti da Italia, Grecia e Spagna. L’obiettivo è  approfondire le tecniche di allenamento sotto la guida di tutor inglesi, inviati direttamente dalla RLEF. Questi ultimi verranno poi coadiuvati dai tecnici FIRL Guido Bonatti per quanto riguarda gli arbitri e Tiziano Franchini per quello che concerne gli aspetti tecnici e da coach.

«La formazione è un aspetto importantissimo del nostro progetto – commenta Orazio D’Arrò, presidente della FIRL / Federazione Italiana di Rugby League – abbiamo sempre puntato su questi corsi e con il supporto della RLEF siamo in grado di renderli sempre più coinvolgenti e strutturati. Dobbiamo e vogliamo supportare la crescita degli allenatori, come del resto quella dei giocatori. Maggiore sarà la nostra competenza in merito al League, maggiore sarà il coinvolgimento che riusciremo a creare sul territorio».

Successivamente la FIRL – oltre a organizzare questo corso per consolidare l’offerta formativa del movimento di rugby league italiano – ha in programma di strutturare dei corsi di allenatori e di arbitri di primo livello in varie località italiane nei mesi di dicembre 2017 e gennaio-febbraio 2018.

Date e località sono ancora da definire.

Per maggiori informazioni: d.macor@firl.it

Foto © SportsCode-Images

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