STORIA

Il rugby league è uno sport dalla storia più che centenaria.

Attualmente, si giocano campionati professionistici in Inghilterra, Francia e Nuova Zelanda, anche se il ‘codice’ è in perenne espansione: un club canadese (Toronto Wolfpack) fa ora parte delle competizioni del sistema inglese, così come due società francesi (Catalan Dragons e Toulouse Olympique); nell’Emisfero Sud, i New Zealand Warriors partecipano ormai dal 1995 al massimo campionato australiano (ora NRL), mentre una franchigia della Papua Nuova Guinea (PNG Hunters) ha vinto quest’anno la Instrust Super Cup (ex Queensland Cup), secondo livello delle leghe australiane. 
Ogni anno, le migliori squadre della Super League inglese e della NRL si affrontano nelle Word Club Series

Cenni storici sul gioco

Nato ufficialmente nel 1895 ad Huddersfield (Inghilterra), il rugby league è uno dei due ‘codici’ del rugby o, meglio, del ‘football’. La stessa usanza che ogni australiano ha di chiamare ‘football’ o ‘footy’ lo sport più diffuso nella propria zona geografica di provenienza lo certifica: all’epoca dei pionieri e prima che fossero codificate le regole degli sport moderni, si definivano ‘football’ parecchie discipline e pratiche sportive.

Negli ultimi decenni del XIX secolo, il problema dell’impossibile pagamento dei giocatori da parte dei club, per via dello status amatoriale del rugby, era andato diventando sempre più urgente in diverse zone dell’Inghilterra, soprattutto nel nord industriale.
Terre di lavoro, terre di operai, che per potersi allenare e scendere in campo con continuità erano costretti a rinunciare a ore di lavoro: da questa esigenza e per il superamento di un gioco ‘amatoriale’ che premiava per natura le classi benestanti (che dei pagamenti non avevano bisogno), arrivò la scissione.
Un vero e proprio scisma, con la fondazione della “Northern Rugby Football Union” al George Hotel di Huddersfield il 29 agosto 1895; 22 club della RFU inglese aderirono sin da subito e il numero andò a crescere sino agli oltre 200 club di 15 anni dopo.

Col passare del tempo, furono introdotte modifiche e migliorie a livello di gioco, con l’obiettivo di renderlo più spettacolare e attraente per il grande pubblico.
La stessa Northern Union divenne successivamente Rugby Football League e da lì l’attuale denominazione di questo sport: rugby league o rugby a 13 (rugby à XIII in francese), a distinguersi nel nome e in parecchi aspetti del regolamento dal rugby union (o a 15).

L’impatto del rugby professionale, che dal 1898 permise il pagamento dei giocatori e attrasse numerose attenzioni da parte di sponsor e investitori, fu molto rilevante soprattutto nel nord dell’Inghilterra, oltre che in varie zone di Australia e Nuova Zelanda.

Sport-mania soprattutto negli stati australiani del New South Wales e del Queensland, il league andò a diffondersi efficacemente in Francia prima della Seconda Guerra Mondiale, visto anche il radicamento popolare e di massa dell’ovale da quelle parti.
Vicende oscure e tuttora sconvolgenti (raccontate da Mike Rylance in The Forbidden Game: The Untold Story of French Rugby League) ne bloccarono il radicamento in territorio francese, relegandolo a quelle roccaforti della zona pirenaica ora casa dei Catalan Dragons e di altri club storici del rugby à XIII.

Immagine concessa da Carlo Bertolotto

Primi passi in Italia

La storia del rugby league in Italia parte da lontano. Dal sogno, per esempio, del francese Jean Galia, tra i principali promotori in patria del jeu à treize, nazionale ‘dual code’ a 15 prima e a 13 poi. I suoi sforzi e il suo progetto ispirarono Vincenzo Bertolotto, avvocato e rugbista torinese che diede vita al Torino XIII.

Azzurro in entrambi i codici, è certamente suo il ruolo di pioniere e primo sognatore del rugby league italiano, nonché promotore, organizzatore e n.11-12 sul campo nell’epoca in cui le mete venivano contestate. È un’epoca di successi per lo sport nella penisola, con la formazione del primo campionato italiano e soprattutto il tour in Gran Bretagna di una selezione italiana. Brewery Field (Bridgend) ospitò la storia sfida a una selezione locale e il tour ebbe un risultato negativo solo sul campo: al rientro in patria, c’erano nuova linfa e nuovi progetti, ancora con Torino al centro di tutto.

Immagine concessa da Carlo Bertolotto

In seguito, nonostante il palcoscenico di prestigiose sfide internazionali all’Australia campione del mondo a Padova e Treviso nel 1960 (come ultima tappa del 1959–60 Kangaroo tour), la diffusione dello sport ebbe uno stop, anche per la drastica politica delle autorità di rugby union, che minacciarono il ban per i giocatori colti a giocare a 13.

La rinascita italiana

Se il league italiano rimase sostanzialmente fermo per decenni (eccezion fatta per chi aveva il coraggio e la voglia di partire per l’Inghilterra e tentare lì la strada del professionismo), non smise di crescere dall’altra del mondo: gli australiani, ormai superiori a Inghilterra e Nuova Zelanda nei test internazionali e più volte campioni iridati, godevano ormai di un movimento di altissimo profilo e di una passione diffusa in ogni dove a ovest della Barassi Line: una nazionale Green&Gold competitiva e spesso e volentieri in tournée nell’Europa nord-occidentale a fine stagione, club radicati territorialmente soprattutto a Sydney e nei suoi sobborghi.

E proprio dall’Australia e dalla voglia di onorare le proprie radici familiari italiane arrivò la riscossa del rugby league italiano, con l’iniziativa dei giocatori Mick Pezzano e John Benigni e la formazione di un nuovo nucleo di azzurri (sia domestici che di base nell’Emisfero Sud). La loro intraprendenza portò all’invito al Rugby League World Sevens (1995 e 1997) e le prime vittorie.

Racconta Stefano Sarghini, in una testimonianza che dà l’idea dell’unione tra due mondi, uno integrato nell’altro:

Il primo contatto con il rugby league e il suo mondo l’ho avuto a San Benedetto nel 1989: in quel periodo John Benigni, ex giocatore italo-australiano di rugby League, giocava nella squadra locale nel campionato di serie C1 FIR di cui anche io facevo parte. In allenamento spesso lui ci proponeva il rugby league per migliorare sia le nostre capacità difensive che le fasi di attacco. Fu in quel frangente che presi contatto con questa versione del rugby e ne rimasi affascinato. Anche il nostro coach Inglese Andrew Jepson era favorevole ad usare in allenamento tecniche di rugby League tanto che adottiamo un “chiamata” di gioco detta appunto “Rugby League”: era la parola d’ordine per placcare fino alla morte!
La prima vera opportunità di giocare in un torneo di rugby League si presentò nel 1995: in quell’anno ero in Irlanda del Nord per i 10 mesi del progetto Erasmus presso l’University of Ulster. Giocavo sia per la squadra universitaria che per il North of Ireland Cricket & Football Club. Nel Natale del 1994, durante il rientro in Italia per le feste natalizie, John era lì per selezionare un team italiano per partecipare al World League Tournament che si doveva tenere a breve nel febbraio 1995: fui selezionato insieme ad altri giocatori del Rugby Club San Benedetto e dei fratelli Franchini che ebbi il piacere di conoscere in quella magnifica esperienza.

Nel torneo del 1995, dopo il ko all’esordio col Sudafrica al Coca Cola World Sevens (Sydney Football Stadium), ecco la sfida al Marocco.

Da situazione di equilibrio sul 10-10, la svolta: un’azione corale avviata dal five eight Nicola Perna, passata per Franco Spaletra e Giovanni Palestini. Suo il passaggio per il tre quarti Sarghini, che con una corsa di 50 metri darà all’Italia una meta e una vittoria stupende.
La formazione di quell’indimenticabile Italia-Marocco:

Nicola Perna, Franco Spaletra, Simone Franchini, Tiziano Franchini, Orazio D’arro (capitano), Stefano Sarghini, Guiseppe Perri, Giovanni Palestini, Stefano Ciaschini, Arturo Pignotti. Coach: Mick Pezzano, Trainer: John Benigni

Prestigiosa poi la partecipazione al Super League World Nines del 1996 a Suva (Isole Figi): in campo Dean Schifilliti, Luke Davico (pilone dei Canberra Raiders), Mark Corvo, Orazio Arancio (nazionale ‘dual code’), Stefano Sarghini, Franco Spaletra, Patrick Trimboli, John Benigni e altri.
Memorabili, almanacchi alla mano, la vittoria di nuovo sul Marocco e un’onorevole sconfitta con i fortissimi inglesi (0-4).

Il 1997 fu l’anno della seconda partecipazione ai Nines (Craig Salvatori guidò la spedizione).

La FIRL e il lavoro sul territorio

Parallelamente all’attività degli italiani d’Australia, nuova linfa vitale e una nuova progettualità fecero ripartire il codice anche nella penisola. Nel 2002 si decise di riportare sul suolo italiano questo sport, dando vita all’associazione denominata Italia Rugby League, dalla quale nel gennaio 2008 nacque la Federazione Italiana Rugby League: si voleva progredire dando un assetto federativo, per iniziare a strutturare il campionato italiano, far propaganda concreta.

Una volta messo su un assetto, in poco tempo arrivarono i primi ottimi risultati, in termini sia di partecipazione che di immagine.
Andò a nascere il campionato domestico e la Nazionale iniziò a partecipare costantemente a competizioni ufficiali (senior e giovanili).
Ogni anno sia in trasferta che sul territorio italiano vengono organizzati incontri internazionali, come le recenti sfide nel 2016 a Libano e Irlanda, lo stesso tour a Beirut del 2017 così come il test Italia-Spagna di recente a Manta (Cuneo).

© SportsCode

Tutta l’attività e la formazione FIRL avvengono sotto l’egida delle regole delle federazioni e degli standard internazionali di riferimento.

Membro RLEF e RLIF, con l’onore della full-membership RLEF dal 2017, la FIRL ha raggiunto la Coppa del Mondo 2013 (1 vittoria, 1 pareggio e 1 sconfitta) e si è ora qualificata per l’edizione 2017 in Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea.

Tra i risultati di prestigio, 2 successi sul Galles (2010 e 2013) e la storica vittoria sull’Inghilterra n. 3 del ranking RLIF a nel warm-up prima del mondiale 2013: 14-15 a Salford, con drop vincente di Josh Mantellato al 78’.

Consolidamento ed espansione

Attualmente, il rugby league italiano è in espansione: recente lo sviluppo a livello femminile, con numerosi raduni e allenamenti mirati alla formazione del primo nucleo di azzurre.
Esordio vincente il 25 febbraio 2017 in trasferta in Libano (0-22) e positiva esperienza nel match tra selezioni femminili giocato lo scorso giugno a Manta (casa dei Saluzzo NWR). 

Recente eppure già foriero di soddisfazioni il lavoro a livello di Wheelchair Rugby League (rugby league in carrozzina). Grazie al lavoro di Robert Fassolette, italo-francese di fama ed esperienza mondiale e vero ideatore di questa variante del league, l’Italia Wheelchair ha chiuso al quarto posto la Coppa del Mondo 2017 in Francia.