Categoria: Nazionale Seniores

Notizie Relative alla Nazionale Seniores

Italia League: ecco i 19 giocatori che sfideranno il Galles

Mirco Bergamasco confermato, Campese in cabina di regia e il metamen Lepori sempre più titolare

<<Il Galles è la squadra favorita, ma non li affronteremo senza troppe remore – commenta Cameron CIRALDO, allenatore dell’Italia League – lo abbiamo studiati e preparato al meglio la gara. Loro hanno un numero di giocatori di grande talento ed esperienza e sono in buona forma, ma noi non Siamo e meno. I ragazzi sono entusiasti di giocare in casa a Monza e ci auguriamo di avere una buona folla a sostenerci. L’Italia è ben consapevole del gioco che dovrà fare. Sono molto fiducioso, ho visto alcuni ragazzi, seri e volenterosi e questo è un aspetto molto importante. Ora sarà il campo a dare il verdetto finale,; io, in ogni caso credo molto in questo gruppo di giocatori>>. L’Italia giocherà al Brianteo di Monza sabato 29 ottobre, calcio d’inizio previsto le ore 16.00.

L’ITALIA LEAGUE
Mirco Bergamasco (unattached), Terry Campese, (Hull KR), Christophe Calegari (Lezignan Corbieres), Justin Castellaro (Northern Pride), Gioele Celerino (Newcastle Thunder), Chris Centrone (Wyong Roos), Mason Cerruto (Paramatta Eals), ), Ryan Ghietti (Northern Pride), Gavin Hiscox (Mackay Cutters), Richard Lepori (Oldham Roughyeds), Dean Parata (Blacktown), Guiseppe Pagani (Lions Brescia), Kieran Quabba (North Queensland Cowboys), Joel Reithmuller (Cairns Brothers), ), Brenden Santi (Townsville Blackhawks), Shannon Wakeman (St George-Illawarra), Jayden Walker (Cronulla Sharks), Col Wilkie,  (Northern Pride), Patrik Ziliotti (Brianza Tigers). 

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Rugby League, Orazio D’Arro: “Non ho sogni ma obiettivi. Ciraldo? Allenatore fantastico”

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Alla vigilia di Italia-Galles, che vale l’accesso diretto alla Rugby League World Cup 2017 (in Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea), incontriamo il presidente della FIRL Orazio D’Arro allo Stadio Brianteo di Monza.

 

Sullo sfondo, un gruppo di giocatori che si allena in vista del test di domani, ma anche sogni e possibilità di un’Italia che punta in alto.

 

Anche se il n. 1 federale ci tiene a dire che i suoi non sono sogni ma obiettivi per cui programmare e lavorare. Programmi sul breve e lungo termine, gruppo eterogeneo, collaboratori instancabili ma anche lo sguardo di qui a 10 anni: puntare al meglio e arrivarci, pianificando e con la politica dei passi piccoli ma concreti.

 

Buongiorno Orazio. Parlaci un po’ di te: cosa fai nella vita? Che professione svolgi?

 

A livello lavorativo, sono il direttore di diverse ditte. Innovare, una ditta di costruzione, Arquis che fa sviluppo proprietà.

 

Hai giocato a rugby league?

 

Iniziai a giocare a rugby league quando avevo 5 anni, a Brisbane. Poi in tante squadre rappresentative, anche a scuola. Giocavo a scuola a XV e la domenica a XIII. Tra rugby union e rugby league, ho giocato con Souths Magpies, Easts Tigers, North Devils, oltre a West Bulldogs e Norths In Australia capita spesso che bambini e adulti pratichino entrambi i codici. Ho un bimbo di 3 anni e va sempre in giro con la palla da rugby…Tornando a me, ho giocato a Calvisano un anno a rugby union. Ho fatto anche league in Francia col Saint-Cyprien (Perpignan). Soprattutto, ho avuto l’onore di capitanare la prima nazionale italiana: ero l’unico italiano proveniente dall’Australia, tutti gli altri provenivano da San Benedetto del Tronto e Padova, inclusi i gemelli Tiziano e Simone Franchini. Ho indossato la casacca azzurra tra dal 1994 sino al 2001 ed è sempre una fortissima emozione.

 

Nome e cognome italiani. Senti forte il legame con l’Italia?

 

I miei genitori sono di Calatabiano (Catania), sono emigrati nel 1959-60. Sono un italiano che è nato a Brisbane. I miei mantenuto molto il legame con la cultura italiana, anche mia moglie Chiara è italiana, originaria di Napoli. Siamo stati fortunati, non erano anni facili in Italia e sono andati in una terra che dava e dà opportunità; ma hanno mantenuto salda la tradizione di casa.

 

Da quanto tempo sei impegnato a livello dirigenziale con la FIRL? Qual è il tuo progetto nel rugby league?

 

Da gennaio 2013. La FIRL mi chiamò, per coinvolgermi anche per via della mia esperienza di business. Sono uno che sa incoraggiare le persone a essere positive; ho esperienza da manager e so mettere insieme le persone. Ti dico la verità: sono italiano e ho la mentalità italiana, ma ho preso dall’Australia un certo modo di fare, immaginare, pensare e progettare cose. L’obiettivo della federazione metter su un business plan senza metter su debiti, coinvolgere persone nuove e dinamiche, essere aperti. Spingere il rugby league e promuoverlo ancora di più.

 

Come mai l’uso di heritage players desta più scalpore da parte dell’Italia e non da parte di

altre nazionali?

 

Non so il motivo. Forse è come paura, gelosia, o semplicemente i nostri giocatori professionisti sono proprio forti. Il mio e nostro obiettivo è far crescere pian piano i giocatori locali e usare gli italo-australiani, che considero italiani a tutti gli effetti, per guidarli, per essere leader e affrontare le partite dove il livello sale di più. Il contatto con questi giocatori può spingere i nostri ragazzi a migliorarsi e mettersi in gioco: un esempio è quello di Gioele Celerino, che è cambiato tantissimo grazie all’opportunità che gli abbiamo dato. L’obiettivo sul lungo termine è avere una squadra composta completamente da giocatori locali, ma non può avvenire subito e poi bisogna avere attenzione coi giocatori. Penso all’infortunio di Cameron Ciraldo dopo un placcaggio subito contro Tonga…E dire che lui da professionista era molto allenato. Se mettiamo in campo contro giocatori di alto livello, soprattutto sul piano fisico, giocatori che non capiscono il gioco e che non hanno il fisico adatto, diventa pericoloso. Ma piano piano, ogni anno, portiamo avanti i giocatori e li facciamo crescere. Tutti credono che abbiamo due squadre, ma ne abbiamo una e questa è la verità: sono tutti italiani.

 

Ti senti italiano, australiano o entrambe le cose?

 

Mi sento italiano, sono italiano. Ma vivo dentro la cultura australiana, che è cultura che spinge verso il nuovo, che si rinnova. Come quella italiana, e questo è il bello.

 

FIRL e FIRLA: che scopi hanno e come collaborano?

 

La FIRL è la Federazione Italiana Rugby League, ha un board che è molto trasparente, aperto. Poi in Australia opera anche la FIRLA, il cui scopo è allenare i giocatori di origine italiana, allenarli, farli rientrare in contatto con la cultura e l’identità del paese d’origine della loro famiglia. Le squadre FIRLA non giocano come una nazionale, ma come una squadra heritage, a livello rappresentativo, giovanile ecc. Indossano una maglia azzurra, con uno stemma che riporta la bandiera australiana e quella italiana: è bello tutte le volte che ti chiedono dell’Italia, ricostruiscono legami. Non è solo rugby, è cultura.

 

Rapporti col rugby union. Come potete “collaborare”?

 

All’estero, il rapporto è fantastico. In Australia, ma anche in Nuova Zelanda come in Inghilterra stessa, dove spesso gli allenatori passano da un codice all’altro e in particolare parecchi club di rugby union ingaggiano allenatori provenienti dal nostro sport. Uno sport dà all’altro sistemi, processi, tecnici ecc. In Italia è un po’ diverso. La FIR deve cambiare un po’ di mentalità, essere un po’ più moderno, lavorare insieme alla FIRL. Abbiamo parecchi giocatori forti, di livello, con passaporto italiano, che un domani chissà, potrebbero giocare a XV ed essere utile.

Il rugby non deve aver paura del rugby league, sono quasi lo stesso sport; vero che non abbiamo la mischia, ma i nostri giocatori hanno un sacco di skill, tecniche. Per dire, mio figlio Rocco che ha 10 anni gioca a rugby e rugby league. E sta diventando un miglior giocatore di union grazie a ciò che impara giocando a 13.

 

Tra i giocatori a disposizione di coach Ciraldo, sicuramente Mirco Bergamasco è il più noto al pubblico italiano.

 

Non è il nostro primo dual international, il primo fu Orazio Arancio, che giocò con me nel 1996 alle Figi, nel torneo della Super League. Mirco s’è trovato benissimo con i giocatori, siamo un gruppo molto unito, tutti positivi nell’atteggiamento. Chiaro che il league rispetto all’union è molto veloce, ma lo hanno aiutato i compagni e ho visto in lui un’ottima. Vorrei che la gente capisse che il rugby league è uno sport universale, per tutti; in inglese dicono per “the working men”. Mirco si è trovato bene, ha delle belle mani; mi auguro che sia il primo di tanti italiani anche professionisti che vengono a provare il rugby a 13.

 

Dove vedi il rugby league italiano tra 10 anni?

 

Il mio sogno,  ma è meglio dire un obiettivo in cui credo tantissimo è avere in 10 anni un campionato di livello alto e che dura tutto l’anno. Avere una nazionale stabilmente una nazionale tra le prime otto del mondo, poi un campionato composto da squadre di tutta Italia, dalla Sicilia alle Alpi. Per esempio, sono molto orgoglioso che ora una squadra di Cuneo vada a giocare nelle leghe francesi: crescerà tantissimo e trainerà tutto il movimento. Sul lungo periodo, vorrei una squadra italiana in Super League, come hanno fatto i francesi coi Catalan Dragons.

Nel breve termine, diventeremo Full Member della Rugby League International Federation; poi verrà per il nostro sport il riconoscimento di Sport Accord (associazione no-profit che raggruppa le federazioni sportive internazionali, ndr). Con in mano questi riconoscimenti, andremo a presentarci al CONI, forti anche dell’accordo con Italia Touch e della crescita conseguente del numero di club.

 

Veniamo alla partita che vale l’accesso ai Mondiali. Sei tranquillo?

 

Io sono tranquillo, il Galles è ovviamente la squadra favorita. È una squadra molto forte, per noi è una grande opportunità, per promuovere e spingere rugby league. Ai ragazzi ho promesso, se ci qualifichiamo, di portare in Australia due squadre: quella che farà la Coppa del Mondo e un’altra squadra per fare un tour, affrontare magari i Latin Heat e le altre nazionali che non si sono qualificate. Parlo di Serbia, Malta; sarebbe bello fare una piccola International Cup. Ne ho parlato pure col board della RLIF e per ora non ci sono i soldi, ma non mi arrendo e spingerò molto per questo obiettivo. Questa RLWC in Australia è una grande opportunità, per tutti i 48 (24 e altri 24 tutti espressione del campionato italiano) giocatori, per crescere e poi toccare con mano cosa significa essere italiani in Australia.

 

Rispetto al 2013, mancano diversi top player come Anthony Minichiello. La squadra è peggiorata?

 

No, non direi. Sì, abbiamo perso grandissimi giocatori, ma ce ne sono altri e tutti di alto livello. Inoltre, diverse giocatori della NRL e della Super League – penso a Guerra, Tedesco, Brown, Vaughan e altri – mi hanno detto che ci tengono tantissimo a giocare per l’Italia e che saranno a disposizione. Mark Minichiello sono stato io in primis a non pretendere giocasse, perché tra campionato inglese e Challenge Cup ha giocato tantissime partite e ha avuto una stagione davvero pesante. È un peccato che Mantellato si sia infortunato.

 

Veniamo alla scelta di Ciraldo.

 

Siamo un gruppo di persone tranquille, che creano entusiasmo. Tutti abbiamo l’obiettivo di sviluppare il rugby league nel nostro paese; non siamo un gruppo di primedonne. Se la FIRL vuole andare avanti, deve continuare con lui, perché è davvero un fantastico allenatore. Ha fatto due finali, poi allena a livello rappresentativo: avere Cameron come allenatore è come avere Buffon nel calcio! Sono molto contento di lui. Infine, voglio spendere due parole per il nostro Reno Santaguida, che da anni fa tantissimo per aiutare la federazione e il movimento, coinvolge persone, fa gruppo: è una persona molto positiva, un gran lavoratore. Siamo fortunati ad avere lui e tanti altri collaboratori che non si risparmiano e lavorano verso un unico obiettivo.

 

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Rugby league, verso il 29 ottobre – La parola ai protagonisti di Italia A-Belgio

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Qualificazioni alla Coppa del Mondo ma non solo. Sabato 29 ottobre Monza ospiterà la festa del rugby league anche per un altro incontro di stampo internazionale. Tra due movimenti in crescita, che vogliono dire la loro sul breve e lungo termine: a partire dalle 14, Italia A e Belgio faranno da apripista al piatto forte della giornata, quell’Italia-Galles che vale il biglietto per la Coppa del Mondo.

 

Per i giocatori dell’Italia A, espressione del movimento locale e già capaci di accumulare chilometri a livello internazionale, un’ulteriore occasione di mettersi in mostra. Per i belgi, la cui federazione è stata fondata nel 2009, la chance di mettersi in gioco e di mostrare i progressi accumulati negli anni.

 

Diamo voce ai protagonisti della sfida. Racconta Souleymane Bara (Italia A): “Ho iniziato a giocare a rugby a 14 anni, a Fiorenzuola. Mi sono avvicinato al rugby league grazie a Hogan Berzieri, mio compagno di squadra, che mi ha convinto a praticare uno sport che sinora mi ha dato tantissime soddisfazioni, sia a livello sportivo che a livello personale. A 15 ho giocato a Noceto, a 13 gioco per il Ducato di Piacenza. Ho già giocato in Nazionale e, per la sfida ai belgi, posso solo dire che io e i miei compagni ce la metteremo tutta, per fare una grande prova“.

 

Per il Belgio ecco Nicolas Bourgin, uno degli uomini che hanno permesso e permettono al league di quella regione di crescere: Gioco a rugby da 20 anni, ho iniziato nel rugby union. In Belgio, molta gente si sta impegnando a far crescere l’ovale. Ma il rugby a 15 è preponderante; il league sta ancora un po’ nell’ombra, eppure sono convinto ci sia spazio per entrambi. È da due anni che gioco per la nazionale. Monza? Mi aspetto una bella partita, ma prima di tutto il giusto approccio mentale. Contro gli italiani dovremo dare tutto, tutti. Ci affidiamo molto a Yann Bertrand, nostro punto di forza“.

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Rugby league, verso Italia-Galles – Reno Santaguida: “La mia famiglia non ha mai abbandonato la cultura italiana”

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

A pochi giorni dallo spareggio che vale l’accesso alla Rugby League World Cup 2017, concludiamo il nostro ciclo di interviste ai protagonisti di Italia-Galles. Tra staff e giocatori, i pareri raccolti sono unanimi: si gioca per l’azzurro, per l’Italia, per lo sport.

 

Diamo oggi voce a Reno Santaguida, dirigente della Federazione Italiana Rugby League. Ci parla della sua famiglia, del sacrificio degli emigrati, di suo figlio e del rapporto col “nonno” (lo chiama così, in italiano, anche quando parla in inglese). Di ciò che l’Italia League rappresenta per lui, gli italo-australiani e le due culture.

 

Temi, motivi, sentimenti ed emozioni da far leggere e mostrare ai tanti che parlano – in tutti gli sport, ultimamente soprattutto nel calcio – di “oriundi” in senso discriminante e denigratorio. La realtà non è solo bianca o nera e la cultura di un paese si trasmette anche, di generazione in generazione, lontano dallo Stivale. Soprattutto nelle famiglie di chi all’Italia continua a sentirsi legato nonostante la distanza.

 

Ciao Reno. Da quanto tempo sei nella FIRL?

 

Faccio parte della federazione da ormai 8 anni. Ho avuto la fortuna di partecipare alla storica vittoria dell’Italia in Galles a Wrexham nel 2010.

 

Parlami delle tue origini italiane. Ho letto su Facebook un post con scritto “Lo faccio per Nonno Dam Santaguida”. Cosa significa essere italiano per te?

 

Entrambi i miei genitori sono nati in Italia ed emigrati in Australia. La tradizione italiana non si è mai interrotta nella mia famiglia e anche grazie ai miei primi viaggi in Italia per vedere e conoscere i nonni e la famiglia sono riuscito a tenermi in contatto. Mio padre ultimamente è stato poco bene e mio figlio di 16 anni, che ha giocato per la Under 16 FIRLA, gioca sempre “per suo nonno” (“For his Nonno”, dice, ndr), perché capisce che senza i sacrifici dei migranti non avrebbe avuto le sue opportunità. Per me essere italiano significa tantissimo e non perderò mai questo sentimento.

 

Cosa ha fatto la FIRL per unire l’Italia e la comunità Italo-Australiana?

 

Abbiamo messo su la FIRLA (Federazione Italiana Rugby League Australia), anche per attrarre tutti gli italiani d’Australia che sono eleggibili per l’azzurro, sotto i regolamenti internazionali.

 

Cosa significherebbe una qualificazione italiana per lo sviluppo di questo sport?

 

Continueremo a mostrare cosa sia il rugby league e a essere presenti nei grandi palcoscenici. La speranza è che molte più persone in Italia vengano a conoscenza del rugby league. Così potremo aumentare i numeri e i partecipanti del campionato italiano.

 

N.B.: Per facilitare la diffusione internazionale dell’articolo, riportiamo il testo dell’intervista in inglese.

 

EN

 

Hi Reno, thank you for your time. How long have you been involved in Italian RL?

 

I have been involved for the past 8 years and was lucky to be involved in our victory over Wales in Wrexham in 2010

 

Tell me something about your Italian heritage. I have seen a post saying “Still doing doing it for Nonno Dom Santaguida”. What being Italian means to you?

 

Yeah both my parents where born in Italy they migrated to Australia. The Italian tradition never stopped in our family and my yearly trips to Italy to see grandparents and family was also a great way to stay in touch with my heritage.

My father has been ill lately and my 16 year old son who has played for FIRLA u/16 plays always for his Nonno as he understands the opportunity would not have been with out the sacrifices of the migrants

The meaning of being Italian is great I love my heritage and I will never shy away from it.

 

How have FIRL been building bridges between Italy and Italo-Australian community?

 

We have set up firla to capture all Italo Australians who are eligible to play for Italy under the international laws

 

If Italy qualifies, what would it mean for RL developement?

 

We continue to show case rugby league on the big stage and hopefully more people in Italy will be aware of the game which can then lead into higher numbers playing in the domestic comp in Italy.

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Rugby league, verso il 29 ottobre – A tu per tu con Simone Boscolo (Italia A)

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Sabato 29 ottobre Monza sarà davvero – come suggerisce l’hashtag scelto della FIRL – #lacasadelRugbyLeague.

 

Non solo Italia-Galles, non solo le qualificazioni alla Rugby League World Cup 2017: alle 14 infatti risuoneranno gli inni nazionali di Italia e Belgio per la una sfida di tutto rispetto, tra l’Italia A e il Belgio.

 

L’Italia A è espressione del movimento autoctono, locale alternativa alle stelle che affronteranno la difficilissima sfida del Galles; ma è anche la versione a 13 dell’Italia Emergenti, o dei Saxons inglesi. Una tradizione che forse anche un certo sport con la palla rotonda potrebbe e dovrebbe ripristinare: si vedrebbero meno “esordienti” assaggiare il livello internazionale già nelle sfide che contano.

 

Molti dei giocatori dell’Italia A hanno già giocato nella nazionale maggiore; né questa convocazione è una retrocessione, tutt’altro: il Belgio è una squadra in crescita e si sta affacciando al rugby che conta. Sa il fatto suo e ce lo ha detto il suo capitano in un’intervista telefonica: “Da noi il league sta un po’ all’ombra dell’union, ma c’è spazio per entrambi. Contro l’Italia dovremo spingere al massimo“.

 

Incontriamo, per avvicinarci alla partita, Simone Boscolo (Arieti Este), tra i 23 convocati in vista di Italia A-Belgio. Non si può dire sia timido, né che gli manchi la voglia di parlare: il rugby a 13 (anche) come occasione di crescita dopo le difficoltà in certe esperienze a 15, un legame fortissimo con la maglia azzurra.

 

Ciao Simone. Anche tu vieni dal mondo del rugby union? Quali esperienze hai fatto a XV?

 

Sì, vengo pure io dal XV. Ho iniziato all’età di 7-8 anni, per cui posso dirti che gioco a rugby a una quindicina d’anni. Mi sono avvicinato a questo sport per via del terzo tempo, poi col tempo mi sono innamorato delle due dinamiche e dei suoi valori. Ho iniziato a giocare a Este, col C’è l’Este Rugby; le giovanili le ho fatte con una squadra mista tra Este e Badia, ho esordito a 18 anni nel campionato di A2 col Badia (c’era Stefano Bordon allenatore). Fu un ottimo anno, a un buon livello, mi permise di crescere ma ahimè dopo inizò un periodo difficile per me; messo in disparte e poco considerato per favorire qualche giocatore più vecchio di me o qualche straniero nell’attesa che crescessi. Cosa impossibile, essendo stato lasciato in un angolino da solo nella speranza che accadesse qualcosa dal nulla. La cosa che mi fa ridere e arrabbiare allo stesso tempo è che avevo e ho delle potenzialità per diventare un ottimo giocatore; questo perché quelle volte che mi facevano giocare arrivavano puntuali i complimenti per le prestazioni; purtroppo, subito dopo tornavo in panchina e il campo lo rivedevo solo dopo che il titolare del mio ruolo si infortunava. Ho quindi provato a cercare fortuna nei Rangers di Vicenza (non ti dico le difficoltà a livello di cartellino), ma anche lì non è andata bene quasi per gli stessi motivi. Nonostante tutto lì ho trovato un bel gruppo al quale sono tuttora attaccato e in contatto. Ora, per motivi personali, sono ritornato a giocare a casa, a Este in serie C2, in  quanto ho alcuni progetti sportivi che voglio assolutamente sviluppare.

 

Come e quando ti sei avvicinato al league?

 

Mi sono avvicinato al rugby league grazie a Tiziano Franchini (vice presidente della FIRL), che ha creato la squadra degli Arieti Este per la prima volta nel 2012 (secondi nel campionato italiano, battuti in finale dall’esperta squadra di Piacenza). Era maggio, i campionati di union erano finiti, idem gli allenamenti: andai andato al campo da rugby a Este per giocare al tocco e passare un po’ di tempo insieme ai ragazzi della prima squadra di Este (che al tempo militavano nel campionato amatoriale di rugby union)…

 

Prime impressioni?

 

Quando arrivai notai che i ragazzi, invece che provare qualche acrobazia col pallone da rugby, si stavano scaldando spalle e tutto, come se dovessero placcare; cosa alquanto strana a fine campionato. In  quell’occasione conobbi meglio Tiziano, che mi invitò ad unirmi a loro in questo nuovo sport chiamato “Rugby League” e mi chiese di affrontare il campionato insieme a loro. All’inizio ero un po’ titubante, ma visto che arrivavo da un brutto periodo personale e l’estate si preannunciava vuota, decisi di accettare l’invito e provare questa nuova avventura, nonostante gli esami di maturità. Presto quella titubanza si sarebbe trasformata in passione per questo meraviglioso sport. Devo quindi ringraziare Tiziano che quella volta mi invitò a fare questa nuova esperienza, di cui non sono per niente deluso, anzi!

 

Praticare entrambi i codici ti ha aiutato, come crescita a livello di gioco?

 

Credo importante premettere che sono cresciuto in piccole realtà, e facevamo fatica ad ogni allenamento ad essere in 15, questo dal mini rugby fino all’ultimo anno di giovanile. Detto questo, ciò che mi ha trasmesso maggiormente l’union sono i valori del rugby, valori che sono condivisi da entrambi i codici: umiltà, sacrificio, fratellanza, divertimento, duro lavoro, onestà e passione (spero di averle dette tutte). Oltre a questi bellissimi valori, il rugby negli anni non mi ha trasmesso molto a dal punto di vista tecnico: mi sono sempre sentito un po’ abbandonato a me stesso: per migliorare, mi mi mettevo da solo ad allenarmi o a guardare dei video che trovavo in

internet. Conoscere Tiziano mi si aprì un nuovo mondo. Ho imparato a placcare come si  deve, ad analizzare ciò che avevo davanti e a prendere decisioni di gioco in base alla situazione e ho scoperto gli angoli di corsa. Queste sono solo alcune delle cose tattico-tecniche che mi ha insegnato il league e che mi hanno permesso di migliorare notevolmente come giocatore.

 

Quali sono le principali differenze?

 

Beh, la prima differenza che si nota è che ogni squadra ha 6 fasi per poter andare in meta e che dopo ogni placcaggio bisogna tornare indietro di 10 metri dal punto dove è avvenuto il placcaggio. Questo provoca, ed è la seconda cosa che viene subito all’occhio ad un neofita del rugby league, una maggior velocità e continuità di gioco, dove i tempi statici vengono ridotti al minimo. Un’altra differenza importante è la quasi totale assenza dei calci tattici presenti nel rugby union, cosa che spesso fa addormentare lo spettatore. Poi, nel league c’è una grossa padronanza dei fondamentali tecnici, da parte di qualsiasi giocatore in campo, dal pilone all’estremo, cosa che a volte manca a 15. Quest’ultima cosa spesso comporta, specialmente nei campionati di altissimo livello come NRL o Super League, azioni spettacolari e mozzafiato che lasciano a bocca aperta spettatori ed avversarsi. Poi il league ha scontri “da film apocalittici”, oltre a una velocità/intensità di gioco pazzesca (di 80 min di gioco, 75 saranno gli effettivi, se non di più). Se posso aggiungere, poi, dopo una partita entrambe le squadre si fermano a far festa e a mangiare assieme a tutti quelli che sono venuti, dando vita ad un vero e proprio terzo tempo, creando una grande famiglia, la famiglia del rugby league (infatti l’hastag “#unaFamiglia” non è a caso). A parer mio questa cosa nell’union si è persa molto, infatti una volta finita la partita, si mangia la pasta, si scambiano due chiacchere se si conosce qualcuno della squadra avversaria, altrimenti si torna subito a casa.

 

 

Hai già giocato con l’Italia di RL?

 

Si, la prima volta che ho indossato la maglia azzurra è stato con la nazionale Under 18 a Piacenza, contro la Germania; in quell’occasione ero un fuori quota di un anno ed abbiamo pure vinto. Ricordo di aver segnato più di qualche meta. L’anno dopo ho avuto la fortuna e l’onore di indossare la maglia azzurra della nazionale maggiore nello European Shield, contro la Germania in terra tedesca e subito dopo con la Serbia in casa…Mia ad Este, davanti alla mia famiglia e ai miei cittadini. Fu davvero un grandissimo onore indossare la maglia dell’Italia. Ricordo che in quella partita riuscii a segnare una meta…Un ricordo che porterò nel cuore per sempre. Dopodiché sono riuscito a guadagnarmi una convocazione quasi per ogni partita dello Shield. Unico rammarico è non esser riuscito ad entrare nella rosa per le qualificazioni alla coppa del mondo: sono dovuto stare fermo quasi tutta l ’estate per motivi di studio,  per poter portare a termine il mio primo percorso universitario ed è solo da un mese che ho ripreso gli allenamenti. Ora come ora il mio obbiettivo è rimettermi in forma dal punto di vista atletico e affrontare al meglio il match contro il Belgio.

 

Torniamo al league locale…

 

Ho giocato sia con gli Arieti Este che con il XIII della Ghirlandina (Modena). In entrambe le città il league non è riuscito a prendere molto piede, per cui si è stati costretti in qualche stagione ad unire le forze. L’anno in cui è stata creata la squadra degli Arieti eravamo una trentina di persone ed siamo riusciti perfino a presentare due squadre. Un giorno spero di poter andare all’estero (in Australia o in Inghilterra) a provare il vero rugby league: non che il nostro sia una brutta copia, è che il livello in quei paesi è certamente più alto del nostro e voglio confrontarmi con gente più brava e forte di me.

 

Cosa ti aspetti dal test col Belgio?

 

Contro il Belgio sarà una partita dura. Molti di noi non si vedono dalla partita contro il Libano di inizio giugno, dove si riuscii a creare una bel gruppo con una forte intesa (tanto è vero che siamo ancora in contatto, nonostante le distanze). I nuovi innesti poi sono sicuro che saranno all’altezza. Se siamo uniti nessuno può fermarci. Inoltre molti di noi non sono riusciti a entrare nella rosa per le qualificazioni un ottimo palcoscenico, per metterci in mostra in vista degli impegni e convocazioni future.Personalmente, poi, ho visto che tra i convocati sono uno dei “veterani”, ciò mi sprona ancor di più a far meglio, insieme al legame con la maglia azzurra.

 

 

L’esordio di Mirco Bergamasco in Nazionale di rugby league ha dato una scossa all’ambiente?

 

Non sapevo della sua passione leagu. Devo dire che dal punto di vista del movimento italiano è una bella botta di pubblicità, che non può altro che far bene, magari facendo avvicinare persone che fino ad oggi erano rimaste un po’ diffidenti nel provare questo bellissimo sport (oltrettutto, nelle interviste dice che si è divertito molto e gli è piaciuto). Nella mia zona ci sono molte persone che non guardano di buon occhio il rugby league. Tra l’altro, la maggior parte di queste persone sarebbero molto più portate a questo sport che all’union e sono certo che lo troverebbero molto più divertente. Non ho potuto vedere la partita per vari problemi, ma di certo so che Bergamasco ha fatto una bella figura e che si è adattato facilmente al gioco. Inoltre il suo stile di gioco era molto in linea col XIII. E poi la sua esperienza internazionale ha giovato. Ora speriamo solo di vincere contro il Galles davanti il nostro pubblico e portarci a casa questa qualificazione subito, visto che ce la meritiamo!

 

In bocca al lupo per Monza e grazie della disponibilità. P.S.: segui la NRL?

 

Grazie Matteo e grazie a te per questa intervista. Ne approfitto per fare un grosso in bocca al lupo ai tutti i miei compagni, specialmente a Celerino e a Pagani con cui ho sputato sangue assieme sullo stesso campo più volte, che affronteranno Serbia e Galles. Purtroppo non ho tempo per seguire la NRL. L’unico momento in cui mi ritaglio un po’ di tempo per seguirla è durante lo State Of Origin, che me lo godo in diretta streming da casa, oppure tramite gli highlights che si trovano su YouTube o Facebook.

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Rugby League World Cup, qualificazioni: Italia travolgente in Serbia

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Partita mai in discussione: davanti al pubblico di Belgrado, Serbia-Italia termina 14-62 e gli azzurri “vedono” più da vicino la Rugby League World Cup. La sfida di Monza al Galles sabato 29 ottobre diventa uno spareggio secco: mondiale diretto o playoff contro la seconda del gruppo A.

 

Serbia determinata e fisica, ridimensionata forse dallo 0-50 di Llanelli nel primo match dei playoff eppure vogliosa di far bene davanti ai tanti accorsi al Makiš. Azzurri pronti, ben messi in campo, esperti nel chilometraggio professionistico della leggenda Terry Campese ma anche degli ottimi Lepori, Ghietti, Centrone e chi più ne ha più ne metta.

 

Italia che racconta una storia dopo l’altra. Su tutte, l’esordio internazionale nel rugby league di Mirco Bergamasco, dopo una carriera infinita in azzurro nel rugby union, oltre che nel Top 14: anche la responsabilità dei calci per l’ex Stade français Racing Métro 92, uno cui certo non trema la gamba a prescindere dal codice.

 

Primo tempo dominato dai ragazzi di Cameron Ciraldo, uno dei tecnici più promettenti del panorama NRL e dintorni; 7 mete solo nei 40′ d’apertura, Campese perfetto in regia, ad aprire gli spazi per scardinare la difesa. A dettare i tempi, i giochi, le corse dei compagni. Richard Lepori Man of the Match, grazie a 4 marcature e una prova impeccabile in attacco come difensivamente.

 

Per la Serbia, l’addio alle speranze di qualificazione alla RLWC ma un applauso per la crescita del movimento e i progressi dimostrati: il futuro è (anche) dei Beli orlovi.

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Rugby league World Cup, verso le qualificazioni – Joel Riethmuller: “Voglio rendere orgogliosa la mia famiglia”

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Joel Riethmuller ha le idee chiare: qualificarsi al secondo mondiale consecutivo e rendere orgogliosi genitori e nonni. Da loro, dal sentimento d’appartenenza al paese d’origino ha tratto l’occasione di indossare la casacca azzurra: “Uno dei traguardi più importanti della mia carriera“, conferma.

 

Classe 1985, nativo di Tully (Queensland), vanta una lunga militanza nel rugby league che conta; di ruolo, dicono in Australia, Lock e Second-row, ha già rappresentato l’Italia alla Rugby League World Cup 2013.

 

Punta al bis e dalla sua esperienza passano tante delle speranze azzurre a Belgrado e Monza, sedi delle sfide a Serbia e Galles. Passati 5 anni dall’esordio internazionale – in un memorabile 96-8 sulla Russia a Padova – non ha perso la voglia di correre e placcare; neanche dopo aver lasciato, con ancora un anno di contratto, i Cowboys nel 2014 e lo sport giocato un anno fa.

 

Mi alleno ancora tutti i giorni quindi non sono partito da zero; mi sono allenato con i Suburbs per almeno 10-12 settimane“, ha assicurato al Cairns Post.

 

Lo abbiamo contattato prima del doppio impegno, per un’intervista esclusiva che pubblichiamo in italiano e in inglese.

 

Ciao Joel. Hai giocato un sacco di rugby league professionistico in Australia, durante la tua carriera. Quanto contano queste esperienza nel football internazionale?

 

Di sicuro in una squadra come la nostra, quando arrivi a questo tipo di partite, dell’esperienza hai bisogno. Aiuta tantissimo, ma in realtà serve anche che vengano su forze giovani, per meglio preparare il futuro.

 

Hai già giocato in azzurro. Cosa hai provato nel rappresentare le origini della tua famiglia?

 

Giocare per l’Italia è uno dei più grandi obiettivi che ho raggiunto in carriera. Rappresentare il paese d’origine dei miei nonni e la storia della mia famiglia è un onore. Spero solo di farli nuovamente orgogliosi con un’altra qualificazione alla Coppa del Mondo.

 

Cosa ti aspetti dalle partite con Serbia e Galles?

 

Credo che entrambi i match si vinceranno o perderanno con gli avanti. Vado a memoria, ma entrambe le squadre hanno dei grandi pacchetti di avanti e sono molto fisiche.

 

Con chi non vedi l’ora di giocare?

 

Con nessuno in particolare, nel senso che non vedo l’ora che ci riuniamo come squadra, fare gruppo e vincere un paio di partite.

 

Quanto sarebbe importante per la comunità italo-australiano avere l’Italia a giocarsi la Coppa del Mondo lì in Australia nel 2017?

 

Penso che qua in Australia sarà una grande cosa se l’Italia si qualifica alla RLWC. In Australia abbiamo una gran bella base di tifo e penso che ci sosterranno moltissimo.

 

Grazie Joel e buona fortuna.

 

Porta le carte da briscola alla partita!

 

***

 

Per aiutare la diffusione internazionale dell’intervista, pubblichiamo di seguito il testo dell’intervista originale in inglese.

 

Hi Joel, you’ve played a lot of professional footy in Australia throughout your career. Is experience important when it comes to International rl?

 

I think you definitely need experience in a side like this when it comes to these sort of games it is a big help but l think you also need some youth coming through aswell to prepare for the future.

 

You’ve played for Italy before. What did you feel in representing your family heritage?

 

Playing for Italy is one of my greatest achievements in my rugby league career. Representing my grandparents country of origin and my family’s heritage is an honour. Just hope we can do them proud and qualify for another World Cup.

 

What do you exprect from the Serbia and Wales games?

 

I think both games will be won and lost in the forwards. From memory they both have big forward packs and a very physical.

 

Who is the Italian teammate you are looking forward to playing with?

 

No one in particular just looking forward to coming together as a team and all getting along and getting a couple of wins.

 

How important would it be for the Italian-Australian community to have the “Azzurri” playing the 2017 RLWC down under?

 

I think it will be huge down here if Italy makes the world cup we have huge Italian base in Australia and i think they will be right behind us.

 

Thanks Joel and good luck for the tests.

 

You have to bring the briscola cards!

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Rugby league World Cup, verso le qualificazioni – Tiziano Franchini: “Ci sono tanti potenziali Gioele Celerino”

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Nella speranza che, dopo il quadro delineato in settimana, il mondo delle qualificazioni alla Rugby League World Cup, abbiamo deciso di parlare con chi alla Nazionale dedica tempo e passione, sin dagli inizi.

 

Tiziano Franchini – vice-presidente della Federazione Italiana Rugby League – è molto attivo a livello sia dirigenziale che da allenatore, costruisce ponti tra gli italiani di oggi e quelli di ieri, pensa tuttora che #unaFamiglia – l’hashtag utilizzato dallo staff della FIRL durante il mondiale 2013 – sia uno slogan efficace ma soprattutto coerente. E spiega, argomenta; a volte infastidito dalle critiche, ma sempre con la mente rivolta all’oggi e al domani: ci ha raccontato come vede il rugby league in Italia tra 10 anni.

 

Ciao Tiziano. Da tantissimo tempo ti occupi di rugby league. Ci puoi raccontare come è nata la FIRL e quale è la tradizione di questo sport in Italia?

 

Allora, posso dire di essere stato presente dall’inizio. Dal 1995, quando 2 italo-australiani, John Benigni e Mick Pezzano portarono in Australia un gruppo di 10 italiani (tra cui anche l’attuale presidente della FIRL Orazio D’Arrò) a giocare il Coca Cola World Seven. Dal 1995, il rugby league italiano prese vita, dopo la sua scomparsa avvenuta negli anni 60 dopo più di un decennio di attività molto produttiva. Nel 2002, si è deciso di riportare nel suolo italiano questo sport, dando vita all’associazione denominata Italia Rugby League, dalla quale nel gennaio 2008 nacque la Federazione Italiana Rugby League: si voleva progredire dando un assetto federativo, per iniziare a strutturare il campionato italiano, far propaganda concreta e così via.

 

Un’anima internazionale. Come si sono evolute le cose?

 

Dopo esserci dati un assetto, in poco tempo si sono raggiunti ottimi risultati, sia in termini di partecipazione che di immagine. È stato creato un campionato domestico, partecipiamo stabilmente a competizioni internazionali. Siamo divenuti, soprattutto, membri della RLEF e RLIF (federazione mondiale ed europea, ndr), abbiamo partecipato alla Coppa del Mondo 2013 ed ora stiamo cercando di qualificarci a quella del 2017. Se siamo arrivati a tutto ciò, è grazie alla passione che tante persone hanno messo durante tutti questi anni, e non mi stancherò mai di ringraziare queste persone.

 

Capita di parlarne in giro e devo ammettere che la gente fatica già a dire di conoscere il rugby. “Quello del 6 Nazioni“…

 

Attualmente, oltre a propagandare lo sport, stiamo cercando di fare “cultura” del rugby league. In Italia, si fa ancora molta confusione tra i due codici, a volte pensando che un codice sia migliore dell’altro. Personalmente, vedendo la storia del league, mi amareggia il pensiero che sia “morto” negli anni 60: stava prendendo molto piede. Quando cessò di esistere, alcune squadre passarono all’union, dando vita anche ad ottimi club conosciutissimi attualmente. Il nostro messaggio, la cultura che vogliamo creare è che si tratta di uno sport duro, competitivo ma leale. Basato su principi e valori forti: tutto unito a una formazione tecnica di qualità.

 

A livello sia organizzativo che sportivo, è forte il legame con la cultura italo-australiana, essendo il league uno sport di massa soprattutto in New South Wales e Queensland. Che contributo hanno dato gli italo-australiani alla nascita e lo sviluppo del movimento?

 

Se nel basket, tutti prendono come esempio gli Stati Uniti e la NBA, nel rugby league ovviamente prendiamo esempio dall’Australia e la NRL. Possiamo dire che la FIRL è nata dalla volontà di due italo-australiani, perciò il legame  è molto forte e legittimo. Per quanto riguarda lo sviluppo la nostra sezione australiana, provvede a formarci, fornendo materiale, allenatori, ed anche un aiuto economico, che ci da la possibilità di sviluppare lo sport in Italia.

 

In passato, grandi giocatori hanno indossato la casacca azzurra. Chi ritieni il più grande di tutti?

 

A livello sportivo, ovviamente posso dire che Anthony Minichiello è stato il migliore. Prendendo in considerazione caratteristiche come qualità tecnica, professionalità, attaccamento alla maglia (e soprattutto all’Italia), voglia di aiutare il movimento, leadership, posso tranquillamente nominare anche Cameron Ciraldo e Anthony Laffranchi. Una menzione particolare su questo punto, vorrei farla anche su Gioele Celerino, il quale cha compreso tutto quello che la FIRL vuole dai nostri tesserati. Gioele ha iniziato ad essere coinvolto con la FIRL, giocando il campionato italiano, a giocare con la nazionale italiana, impegnandosi e lavorando duramente con noi è riuscito ad entrare nel gruppo della RLWC 2013. Ha toccato con mano il league di alto livello, e ha capito che se vuole migliorare doveva lavorare molto di più. Grazie alla FIRL e alla sua volontà, Gioele ha giocato le ultime 2 stagioni in Inghilterra, è migliorato moltissimo sia come persona che giocatore. È un leader, è diventato un faro per i nostri giovani: ha dimostrato che le opportunità vanno cercate e bisogna credere in quello che si vuole per ottenere i risultati sperati.

 

Ci sono altri potenziali Gioele?

 

Posso dire che possiamo contare su altri “Gioele Celerino” ossia giovani che hanno ottime potenzialità per poter ambire a palcoscenici mondiali, posso nominarne alcuni: Igor Giammario, Raffaele Dalla Ragione, Emanuele Passera, Simone Boscolo, Jaume Giorgis, Francesco di Trapani, Davide Spinnato, Luis Iollo, Soulimane Bara, Luca Bondioli, ecc…., tutti con ottimi potenziali da esprimere.

 

Veniamo al dunque: Serbia-Italia e Italia-Galles. In palio, la RLWC 2017. Insidie, paure, ansie, sensazioni?

 

L’obiettivo è qualificarci al nostro secondo mondiale. Infatti lo staff di allenatori ha cercato di mettere insieme la miglior formazione, anche pensando che le altre nazionali (Serbia e Galles), avrebbero fatto lo stesso. Con questa posta in palio, infatti, sia Galles che Serbia (la quale in passato ha sempre voluto schierare giocatori domestici) hanno schierato le migliori formazioni anche schierando giocatori “eleggibili”. La sensazione è che faremo bene, ma le partite bisogna giocarle: ne riparleremo il 30 ottobre. Personalmente il mio obiettivo maggiore è che attraverso questo torneo di qualificazione più persone vengano a conoscenza di questa disciplina sportiva: la amo e non mi stancherò mai di promuoverla, anche per ragioni strettamente personali.

 

Anche l’Italia B scenderà in campo, contro il Belgio, per dare spazio e offrire a tutti una vetrina internazionale. Come mai avete scelto i belgi?

 

Volevamo aprire la prestigiosa partita tra Italia e Galles, con una partita internazionale: per far conoscere a tutti i nostri giocatori cosa fosse il test football. Questa partita darà poi la possibilità ai giocatori dell’Italia B di essere visionati nuovamente dallo staff della Nazionale, sia per gli impegni futuri che per la prossima Rugby League World Cup (incrociando le dita). Il Belgio ha accettato immediatamente questa nostra proposta. Il 29 ottobre non sarà solo league, ma ci sarà anche una tappa del campionato italiano di touch, organizzato da Italia Touch, che aprirà la giornata e vedrà la finale del torneo giocarsi tra le due partite internazionali.

 

Tra la trasferta a Belgrado e la festa nella “casa del rugby league” di Monza, quale partite temi di più?

 

Tutte e due, saranno 2 partite molto “calde”, ma penso positivamente.

 

Hai sentito i ragazzi recentemente? Come li hai trovati?

 

Essendo impegnato nella logistica degli eventi, ho avuto poco tempo a disposizione per parlare con i ragazzi. Penso che siano pronti a questa sfida, e daranno il 1000% per raggiungere l’obiettivo.

 

Come vedi la FIRL tra 10 anni?

 

Quest’anno l’attività domestica ha contato sulla partecipazione di 8 club seniores e di 6 clubs juniores. Entro la fine dell’anno inizieremo con l’attività femminile e con attività internazionale juniores: nostro principale obiettivo è quello di sviluppare il movimento. Siamo molto orgogliosi dei North West Roosters di Elio Giacoma, che la prossima settimana inizieranno a partecipare al campionato francese. A breve partirà, un progetto di diffusione del rugby League nelle scuole superiori, per dar vita ad un campionato studentesco. Capisci che le idee chiare sullo sviluppo le abbiamo, i mezzi tecnici anche; avremmo bisogno di maggior visibilità mediatica per coinvolgere più neofiti possibili. Stiamo inoltre, concretizzando formalmente, una collaborazione con Italia Touch, che ci darà la possibilità di lavorare insieme, per dare a tutti coloro i quali vogliano divertirsi con un pallone ovale di giocare attivamente; se si vuole giocare con un gioco a contatto pieno la FIRL, mentre ci si vuole divertire senza contatto Italia Touch. Tra 10 anni vorrei vedere un movimento strutturato, con una serie A una serie B, un campionato juniores stabile, campionati scolastici e attività con bambini.

 

Il sogno proibito (ma non troppo)?

 

Se ci fosse la possibilità…Avere una squadra professionistica che giochi nel campionato di SuperLeague. Lo so, è un sogno, ma se non ci si crede pienamente…

 

In bocca al lupo per le qualificazioni. Ma di’ la verità: nell’Origin tifi Queensland o New South Wales?

 

Grazie, sono fans dei New South Wales!

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Rugby league, verso le qualificazioni mondiali – Patrick ZILIOTTI: “Possiamo battere Serbia e Galles”

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Manca ormai poco all’inizio del girone di finale delle qualificazioni alla Rugby League World Cup 2017. Dall’entourage azzurro traspaiono ottimismo ma anche consapevolezza dell’importanza delle sfide a Serbia e Galles, per trasformare il sogno mondiale in realtà.

 

In collaborazione con il board e l’ufficio stampa della Federazione Italiana Rugby League (FIRL), abbiamo intervistato telefonicamente Patrik Ziliotti, fresco di trafila nelle nazionali giovanile azzurre e di esordio internazionale nel test match contro l’Irlanda.

 

Tra i pre-convocati in vista degli spareggi iridati, il giocatore classe 1996 ha le idee chiare e ama tantissimo il rugby league, soprattutto per la velocità e la mancanza di tempi morti, rispetto al rugby union.

 

Ciao Patrick. Innanzi tutto, complimenti per essere entrato nel giro della Nazionale già a 20 anni. Ti potresti descrivere come giocatore? A che livello e in quali squadre giochi/hai giocato a rugby union?

 

Ho 20 anni, sono nato nel 1996 a Parma. Attualmente vivo a Milano per ragioni sportive. Mi sono avvicinato al league anni fa, grazie a un mio compagno di squadra; era estate e non volevo rimanere fermo, così ho iniziato a giocare a 13. Prima il campionato italiano e poi, piano piano crescendo, sono arrivato alle qualificazioni mondiali. Nel rugby union, ho accumulato già parecchie esperienze; cresco nel minirugby del Colorno, poi con la mia famiglia ci siamo trasferiti per motivi di lavoro dei miei genitori vicino Monza. A 16 anni mi hanno richiamato a Colorno e sono rimasto là a giocare sino ai 18 anni. Ho finito lì le giovanili. Lo scorso anno ho fatto un periodo in Argentina, giocando per il Club Universitario de Rosario: un’esperienza bellissima, grazie alla quale ho scoperto un altro modo di giocare a rugby. Quest’anno, tornato in Italia, gioco nel Parabiago, in Serie A: il campionato è appena iniziato.

 

Nel league?

 

Ho iniziato ai tempi dell’Under 18, nei Brianza Tigers. Poi ho girato diverse squadre seniores; quest’anno ho giocato la finale, vincendola. In azzurro, esordio in Under 18 nei test match contro l’Inghilterra. Poi in trasferta a Valencia con la casacca dell’Italia B, contro la Spagna, e poi soprattutto la sfida con l’Under 20 agli Aborigeni Australiani: semplicemente, una delle migliori esperienze della mia vita. In pochi possono dire di aver affrontato una squadra del genere, con quelle caratteristiche. In Nazionale maggiore ho esordito di recente, nel test a Palazzolo contro l’Irlanda: è andata abbastanza bene, è arrivata la mia prima meta internazionale.

 

So che spesso, per via della differenza negli stili e nelle dinamiche di gioco, non sempre chi occupa una posizione a 15 occuperà la stessa a 13. È il tuo caso?

 

Allora, a livello di rugby union gioco da anni ala o estremo, ruolo che molto probabilmente occuperò a Parabiago. Nel league, nelle giovanili azzurre ho ricoperto il ruolo di estremo, idem contro la Spagna a Valencia. Poi al loro arrivo gli allenatori australiani mi hanno fatto giocare mediano di mischia. Ad esempio, con gli irlandesi ho iniziato fullback e poi sono stato spostato in questo ruolo.

 

Cosa mi dici sulla differenza tra un codice e l’altro? Giocarli entrambi aiuta nei rispettivi ruoli?

 

Beh, la prima differenza che salta all’occhio è la velocità del gioco. A 13, i tempi morti sono pochissimi, ahimé tantissimi nel rugby union. Dal mio punto di vista, su questo piano, il league è molto più divertente. Utilità reciproca? L’esperienza a 15 serve poco, a mio modo di vedere, quando passi a 13, mentre il contrario direi di sì: se ti abitui al contatto del rugby league, quello dell’union è molto più semplice. Molto meno potente, in tanti casi; vuoi perché le distanze sono diverse, vuoi per velocità e impatto diversi. Poi il gioco al piede al sesto tentativo…Un sacco di cose servirebbero nel 15: bisognerebbe cercare un modo di collaborare. Ma dirlo e farlo non sta a me; il mio compito è solo scendere in campo e dare sempre il meglio.

 

A livello personale, cosa ti aspetti dal futuro?

 

Guarda, all’epoca della sfida all’Australia Aborigeni, dissi che il mio obiettivo erano le qualificazioni mondiali. Ora, ho sempre ragionato in modo che un obiettivo seguisse l’altro: punto a volare verso l’Emisfero Sud e giocarmi la Coppa del Mondo. O almeno a volare lì con l’Italia e vedere che succede. A gennaio probabilmente mi trasferirò in Australia, per dedicarmi in toto al league; ho questa opportunità, sarebbe stupido non coglierla.

 

Nelle sfide a Serbia e Galles, che possibilità ha l’Italia?

 

Penso siano buone. La Serbia è una squadra molto fisica: dovremmo essere bravi a giocare il nostro tipo di partita. Loro sono meno tecnici ed è su questo aspetto che la dobbiamo mettere; dobbiamo evitare di soffrire l’impatto, non sentire la loro potenza fisica: vincere la partita giocando con le mani. Col Galles, ho visto che i trascorsi ci sorridono. In ogni caso, resto fiducioso anche nell’eventuale ripescaggio. Poi ai mondiali ovviamente quel che succede succede, non abbiamo nulla da perdere!

 

Segui il league professionistico australiano e inglese?

 

Seguo la NRL ovviamente e alcune partite delle nazionali. Purtroppo è difficile con la tv in Italia, ma internet aiuta. Il campioanto inglese non l’ho mai seguito, ma sempre per una questione di mancanza di copertura tv.

 

Che tipo di giocatore sei?

 

Sono un giocatore poco fisico, diciamo il giusto…Ma sono veloce. Mi dicono tutti che ho una corsa un po’ strana, fanno tutti fatica a prendermi. Per ora è bellissimo esserci e sono ambizioso, lo siamo noi come squadra: dovessimo andare ai mondiali, non avremmo nulla da perdere…

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Rugby league internazionale: l’Irlanda batte l’Italia 26-60 a Palazzolo sull’Oglio

di Matteo Portoghese per MondoSportivo.it

 

Bella atmosfera e clima di rugby a Palazzolo sull’Oglio, dove l’Irlanda ha piegato l’Italia con punteggio 26-60 nel test match di sabato pomeriggio. Wolfhounds corsari grazie alla tripletta di Dunne, azzurri sconfitti ma soddisfatti per prestazione e riuscita dell’evento.

 

Entrambe le nazionali schieravano una formazione composta da giocatori espressione del movimento locale di rugby league; Italia con diversi giocatori reduci dalla finale scudetto. Irlandesi guidati dal coach Carl de Chenu, il manager Bill McKelvey e il fisioterapista Keith Griffin.

 

Irlanda che è andata in meta 11 volte, con l’Italia in partita per più di un’ora.

 

Soddisfatto de Chenu: “Queste partite offrono ai giocatori la possibilità di accumulare esperienza a livello internazionale. Sono inoltre un ottimo modo per diffondere il rugby league nelle “developing nations. Certamente i giocatori in Irlanda hanno un grande potenziale ed è bello vederli arrivare in nazionale maggiore dopo la trafila in Under 19 e nella nazionale Studenti”.

 

Tramite i social network, il presidente della Federazione Italiana Rugby League Orazio D’Arro ha voluto “ringraziare personalmente Paul Broadbent e Kelly Rolleston, Directors of Developement and coaching della Nazionale, per il supporto costante, l’attenzione dedicata e i risultati ottenuti: non vi ringrazierò abbastanza. Estendo i ringraziamenti anche a Barbara Soliani, membro del board federale, per la professionalità e la dedizione alla causa dimostrati”.

 

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