Rugby League femminile, ripartiamo da Francia-Italia

Terzo test match per l’Italia femminile di rugby league. La nazionale guidata dal duo Tiziano Franchini-Matthew Sands ha affrontato la Francia sabato 10 novembre 2018 a Carcassonne.

La partita ha fatto da curtin raiser al Francia-Scozia maschile, gara conclusiva dell’Europeo 2018 vinto dagli stessi transpalpini con 3 vittorie in altrettante partite. Se i Chanticleers si sono così qualificati alla Rugby League World Cup 2021 in Inghilterra, gli scozzesi saranno costretti a passare per le forche caudine dei gironi di qualificazione il prossimo autunno, evento che coinvolgerà anche l’Italia.

Né Francia né Italia hanno partecipato al Mondiale 2017 in Australia, tuttavia l’obiettivo di entrambe le federazioni è quello di crescere e mettersi alla prova sui palcoscenici più prestigiosi. Allo Stade Albert Domec, le francesi sono scese in campo con una formazione competitiva, composte da giocatrici dei club più prestigiosi del paese, espressione di un movimento solido, consolidato eppure in crescita.

Dall’altra parte l’Italia, al suo terzo test match dopo quelli in Libano nel 2017 e a Tolone lo scorso inverno, ha pagato evidentemente l’inesperienza e la poca abitudine a questo codice del rugby. Se è vero infatti che negli ultimi mesi sono stati svolti su territorio italiano – nord ovest, nord est e Sicilia-Calabria – diversi stage zonali e nazionali con tecnici federali, le ragazze sono ancora lontane dall’intensità e dalla velocità nella giocata offensiva e difensiva necessaria per competere con le migliori.
Eppure, proprio giocando contro gli avversari più competitivi può essere la chiave dello sviluppo, con l’obiettivo sul medio e lungo termine di esporsi a un league di livello senza sfigurare. E un pensiero alla Coppa del Mondo.

In cronaca, sin dall’inizio del test di Carcassonne la Francia ha mostrato la sua superiorità, nella capacità di stimolare l’errore avversario e soprattutto andare in meta. Sul piano fisico, gli avanti sono stati di un altro pianeta e lo stesso si può dire delle giocate dei tre quarti. Tuttavia, nella fase centrale dell’incontro l’Italia ha giocato per almeno 20′ alla pari.

Se è impossibile, con 60 punti sul groppone, dirsi soddisfatti o contenti del risultato, c’è da dire che la squadra ha tenuto bene sul piano mentale e ha dato tutto quello che aveva. Diverse le debuttanti scese in campo, assieme alla conferma di alcune rugbiste ormai punto fermo di questa Nazionale. La necessità, è palese, è alla lunga quella di costituire un campionato, o comunque qualche competizione ufficiale che impegni con continuità nel rugby a 13 le giocatrici, così da limitare gli errori dovuti all’inesperienza e sprigionare definitivamente l’ottimo potenziale mostrato nei 3 incontri ufficiali disputati sinora.

È arrivato anche il primo cap internazionale per Alessandra Menotti, la più giovane azzurra di sempre, a meno di 17 anni di età. L’ala destra, nativa di Monselice (Padova), è un prodotto del Progetto Scuole portato avanti dalla federazione.

Foglio gara alla mano, l’Italia League femminile partiva con Alessia Babini nel ruolo di estremo, coadiuvata alle ali da Menotti stessa (destra) e Martina Viglianisi (sinistra); i centri erano rispettivamente Giulia Colangela a destra e Cecilia Piva a sinistra; mediana affidata invece a Rosaluna Gavagna, mediano d’apertura/five-eighth, e Giada Arlenton (mediano di mischia/half back), a completare i tre quarti.
Per quanto riguarda gli avanti, il pack azzurro era composto dai piloni destro e sinistro Enrica Landolfo e Rosa Bettolatti, dalle seconde linee Erica Neri e Virginia Pinarello e dalla terza linea/lock Eva Pellegrini, oltre al tallonatore Simona Gazzera.

Dalla panchina sono subentrate Giulia Iozzia, Siria Rasia, Francesca Isaia e Silvia Capello.

Delle pietre miliari nella storia del league femminile italiano non se ne è persa una Virginia Pinarello, capitano della Nazionale. C’era a Beirut in quello storico primo successo a livello di test, c’era nella sfida tra rappresentative italiane a Manta (casa dei Saluzzo North West Roosters, ndr) e anche nella trasferta di Tolone. «Ci siamo trovati davanti – racconta il n. 12una Francia veramente tosta, molto competitiva e di alto livello, dotata da giocatrici fisicamente ben strutturate e con molta esperienza tecnica nel league. Possiamo dire che l’80% delle francesi scese in campo partecipano al campionato di rugby a 13 di club e il restante gioca anche a XV. Quindi atlete abituate a giocare insieme da molto tempo in questo codice. Per quanto riguarda noi, in generale abbiamo un’esperienza nettamente inferiore in confronto a loro, anche perché purtroppo in Italia non c’è ancora un campionato di XIII. C’è da lavorare sull’esperienza di giocare tutte assieme, le occasioni sinora sono state poche ma il progetto c’è e andremo a migliorarci per eliminare il gap con le altre squadreC’è il pensiero dei mondiali, la federazione c’è così come le ragazze. Siamo nel ranking e l’intenzione è migliorare noi e migliore questo sport nel paese».
Il racconto della partita: «I primi 20′ li abbiamo un po’ sofferti e c’è voluto un po’ per ingranare la marcia; poi però la seconda metà dal primo tempo ci ha visto partecipanti attive della partita: brave in difesa loro a impedirci di concretizzare i nostri attacchi ed è un peccato perché quando giochiamo lo meritiamo. Secondo tempo abbiamo tenuto bene nei primi 10-20′, dove abbiamo mantenuto l’inerzia del finale di prima frazione, cariche nonostante il punteggio. Abbiamo difeso tanto e chi conosce il league sa di cosa parlo: lunghi tratti in difesa vogliono dire pochi palloni e grande dispendio di energia, ma non ci siamo rilassate. Poi nel finale le francesi hanno “resistito”, mettendoci loro una marcia in più andando ad arrotondare».
«Sono contenta della nostra difesa – prosegue il capitano magari il punteggio non lo dice ma è stato così. Nell’impatto, sia in attacco che in difesa, ci siamo fatte sentire senza farci intimorire dalla loro presenza fisica. Non è stata certo una passeggiata per loro e abbiamo messo in campo quanto ci è stato insegnato. Certo c’è stata “frenesia” nel giocare, ma giocatrici e staff sono usciti contenti, il che non è poco: l’umore è alto e la voglia c’è. Si sono viste delle belle cose e delle ottime giocatrici. Peccato per la frenesia, un po’ il fisico e un po’ l’esperienza. Si può e si deve lavorare su tutto ciò. Si è vista una bella squadra, che ha voglia di imparare e divertirsi. Siamo un gruppo aperto, a ogni raduno sono venute una decina di ragazze nuove, e invito le giocatrici incuriosite a venire a provare questo sport, ne vale la pena».

«Per me il rugby league è una novità – confessa Giulia Iozzia, 19enne nata a Genzano di Roma e trapiantata a Ragusa in Sicilia da 9 anni – e la convocazione è stata una piacevole sorpresa. Abbiamo fatto pochi allenamenti al Sud ma ho capito in fretta le regole e il meccanismo del gioco. Ho preso molto sul serio questa convocazione e la possibilità di questo test in Francia. Ci ho messo un impegno doppio per prepararmi fisicamente».
«Le emozioni che ho provato in questa esperienza sono davvero tante. Dopo qualche difficoltà nel primo allenamento pre-match, probabilmente dovute alla mancanza di affiatamento tra le ragazze, sono arrivate solo emozioni positive, a partire dalle sedute di allenamento successive. Sono riuscita a integrarmi nel gruppo, grazie anche alla disponibilità delle ragazze nell’aiutarmi e farmi sentire a mio agio». Poi, i brividi da test match: «Appena entrata allo stadio, mi si è bloccato il fiato: ero proprio lì, in quel meraviglioso campo, che di lì a poco avremmo giocato e avrei fatto il mio esordio in nazionale. L’ansia c’è stata ma l’ho scacciata subito, dicendomi fra me e me di giocare normalmente come so, di non avere altri pensieri se non la concentrazione sulla partita».
Avere l’azzurro dentro: «Poi siamo entrate in campo, durante l’inno nazionale ho provato tante di quelle emozioni: gioia, fierezza, paura, ansia, determinazione, desiderio, soddisfazione e potrei andare avanti… avevo gli occhi lucidi, mi tremavano le gambe ed ero fiera di trovarmi lì, abbracciata alle compagne a rappresentare la mia nazione».
«Tornata da questa meravigliosa esperienza, nuova per me, ho avuto subito la curiosità di riguardarmi tutta la partita per capacitarmi del secco risultato. Dal punteggio – prosegue il pilone genzanese–uno potrebbe pensare che sia stato un incontro scontato, per niente alla nostra portata, ma in realtà non è stato così: sì, le francesi si sono dimostrate fisicamente più forti e preparate di noi italiane, ma poste queste condizioni e dati i pochi allenamenti sulle gambe possiamo dire di aver dato tutte il massimo».
«Ho notato, riguardando la partita, che le nostre avversarie hanno tenuto per molto più tempo il possesso dell’ovale. Noi abbiamo lottato per fermarle e tenerle lontane dalla nostra linea di meta, ma sono riuscite a passare più volte. È anche vero che abbiamo provato anche noi a passare, ad abbattere la loro difesa, ma erano sistemate molto bene. Con più allenamenti in futuro potremmo sicuramente ottenere risultati migliori: la sostanza c’è, le ragazze ci sono, come l’impegno, la grinta e la serietà. Non vedo l’ora arrivi anche quell’affiatamento che nasce quando vivi molti allenamenti e momenti assieme. Bisogna diffondere e far conoscere cos’è il rugby league, partendo in primis dalle scuole e successivamente dai club».

FRANCIA-ITALIA 60-0 (32-0)
Francia : Goubairate, Olm Rouppert, Biville, Moinache, Himoudi, Coll-Colette, Varela, Guehaseim, Anton, Alvernhe, Legout, Bedu, Mikalef.
Subentrate: Bessahli, Bouguessa, Bernard, Fourage.
Italia: Babini, Menotti, Colangeli, Piva, Viglianisi, Gavagna, Arzenton, Pandolfo, Gazzera, Bettolatti, Neri, Pinarello, Pellegrini.
Subentrate: Iozzia, Raisa, Aria, Capello.
Mete: 1′ Guehaseim, 5′ Bessahli, 8′, 53′ Anton, 11′ Bedu, 34′ Olm Rouppert, 37′ Fourage, 40′, 76′ Moinache, 50′ Alverhne, 64′ Himoudi, 66′ Bouguessa, 6′ T Coll.


Published 20/11/2018 by Matteo Portoghese – FIRL Social Media Officer

 

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